
L'Ufficio Federale per la Migrazione e i Rifugiati della Germania ha confermato il 2 novembre 2025 che le richieste di asilo presentate per la prima volta sono diminuite del 51% nei primi dieci mesi dell'anno, passando da quasi 200.000 nel 2024 a poco meno di 100.000 nel 2025. Il Ministro dell'Interno Alexander Dobrindt ha attribuito questo calo drastico all’«applicazione rigorosa al confine bavarese-austriaco», dove dalla scorsa maggio la polizia tedesca ha il potere di negare l’ingresso ai migranti privi di documenti validi. La politica, coordinata con il Ministero dell’Interno austriaco, ha già respinto oltre 18.600 potenziali ingressi.
Per le imprese austriache i numeri sono fondamentali. La Camera di Commercio di Vienna sottolinea che un contesto migratorio prevedibile aiuta le aziende che pianificano trasferimenti transfrontalieri verso la Germania, principale partner commerciale dell’Austria. Le società di logistica che gestiscono catene di approvvigionamento just-in-time lungo il corridoio Salisburgo-Monaco segnalano tempi di attesa ridotti da quando, alla fine dell’estate, sono state smantellate le tende per l’elaborazione ad hoc delle richieste d’asilo. L’associazione di categoria ZV parla di una riduzione media di 12 minuti per camion.
Gli esperti legali, tuttavia, avvertono le multinazionali che il regime più rigido aumenta la probabilità di controlli a campione sulla documentazione dei lavoratori distaccati. «Un tecnico polacco che viaggia da Linz a un cliente tedesco deve ora essere pronto a mostrare il certificato A1 e il contratto di lavoro in tedesco», spiega Caroline Stadler di EY Law Vienna. La mancata presentazione può comportare multe immediate fino a 500 euro.
Dal punto di vista politico, il successo di Berlino rafforza l’argomentazione di Vienna all’interno dell’UE secondo cui i controlli interni alle frontiere restano necessari finché non si raggiunge un approccio comune esterno. L’Austria ha già annunciato che i propri controlli con Slovenia e Ungheria resteranno in vigore almeno fino all’11 novembre 2025 e sta facendo pressione su Bruxelles per una rete Schengen di “hub di rimpatrio”. Le ONG per i diritti umani avvertono che queste misure rischiano di normalizzare la sospensione a lungo termine della libera circolazione nell’UE, ma l’opinione pubblica in entrambi i Paesi continua a privilegiare la sicurezza rispetto alla mobilità.
Per le imprese austriache i numeri sono fondamentali. La Camera di Commercio di Vienna sottolinea che un contesto migratorio prevedibile aiuta le aziende che pianificano trasferimenti transfrontalieri verso la Germania, principale partner commerciale dell’Austria. Le società di logistica che gestiscono catene di approvvigionamento just-in-time lungo il corridoio Salisburgo-Monaco segnalano tempi di attesa ridotti da quando, alla fine dell’estate, sono state smantellate le tende per l’elaborazione ad hoc delle richieste d’asilo. L’associazione di categoria ZV parla di una riduzione media di 12 minuti per camion.
Gli esperti legali, tuttavia, avvertono le multinazionali che il regime più rigido aumenta la probabilità di controlli a campione sulla documentazione dei lavoratori distaccati. «Un tecnico polacco che viaggia da Linz a un cliente tedesco deve ora essere pronto a mostrare il certificato A1 e il contratto di lavoro in tedesco», spiega Caroline Stadler di EY Law Vienna. La mancata presentazione può comportare multe immediate fino a 500 euro.
Dal punto di vista politico, il successo di Berlino rafforza l’argomentazione di Vienna all’interno dell’UE secondo cui i controlli interni alle frontiere restano necessari finché non si raggiunge un approccio comune esterno. L’Austria ha già annunciato che i propri controlli con Slovenia e Ungheria resteranno in vigore almeno fino all’11 novembre 2025 e sta facendo pressione su Bruxelles per una rete Schengen di “hub di rimpatrio”. Le ONG per i diritti umani avvertono che queste misure rischiano di normalizzare la sospensione a lungo termine della libera circolazione nell’UE, ma l’opinione pubblica in entrambi i Paesi continua a privilegiare la sicurezza rispetto alla mobilità.