
Con l’avvio della fase finale del passaggio del Regno Unito a uno status migratorio completamente digitale, l’organizzazione comunitaria Lewisham Refugee & Migrant Network (LRMN) ha inaugurato il 5 novembre una clinica dedicata alla consulenza sull’eVisa. Ogni mercoledì pomeriggio, personale e volontari assistono i migranti nella creazione di un account UKVI, nel caricamento dei dati biometrici facciali e nel collegamento dei permessi di soggiorno biometrici (BRP) esistenti al nuovo status elettronico. I BRP fisici scadranno il 31 dicembre 2024, dopodiché la prova dello status sarà esclusivamente digitale.
Il Home Office assicura che la transizione semplificherà i controlli sul diritto al lavoro e i passaggi di frontiera, ma le associazioni avvertono che molti residenti vulnerabili non dispongono di smartphone, indirizzi email o competenze digitali. Il servizio di LRMN – supportato da video tutorial e opuscoli multilingue – colma questa lacuna offrendo assistenza personalizzata, soprattutto a rifugiati con status ottenuto prima del 2019, i cui documenti potrebbero essere prossimi alla scadenza.
Per i datori di lavoro il cambiamento comporta implicazioni pratiche: dal 2026 solo un codice di condivisione generato dal migrante costituirà prova legale del diritto al lavoro. I team HR dovranno aggiornare i processi di onboarding e formare il personale a riconoscere le truffe legate all’eVisa. Anche proprietari di immobili e università si affideranno al controllo online dello status, eliminando la necessità di fotocopie dei BRP.
Il progetto di LRMN fa parte di una più ampia mobilitazione della società civile. Assisted Digital, Migrant Help e i consigli locali stanno organizzando sessioni simili, prevedendo un picco a fine dicembre. Il governo ha promesso fondi aggiuntivi per chioschi Wi-Fi pubblici, ma i critici denunciano ritardi nella pubblicazione di una strategia per l’accessibilità, che rischiano di lasciare migliaia di persone in un limbo migratorio a partire da gennaio.
Le aziende con un’ampia forza lavoro migrante sono invitate a lanciare campagne di sensibilizzazione interne e a programmare “controlli di stato” prima della fine dell’anno per evitare soggiorni irregolari involontari o interruzioni nelle buste paga. Sebbene l’eVisa sia gratuito, dimenticare di creare un account potrebbe impedire viaggi, causare problemi bancari e invalidare i controlli DBS.
Il Home Office assicura che la transizione semplificherà i controlli sul diritto al lavoro e i passaggi di frontiera, ma le associazioni avvertono che molti residenti vulnerabili non dispongono di smartphone, indirizzi email o competenze digitali. Il servizio di LRMN – supportato da video tutorial e opuscoli multilingue – colma questa lacuna offrendo assistenza personalizzata, soprattutto a rifugiati con status ottenuto prima del 2019, i cui documenti potrebbero essere prossimi alla scadenza.
Per i datori di lavoro il cambiamento comporta implicazioni pratiche: dal 2026 solo un codice di condivisione generato dal migrante costituirà prova legale del diritto al lavoro. I team HR dovranno aggiornare i processi di onboarding e formare il personale a riconoscere le truffe legate all’eVisa. Anche proprietari di immobili e università si affideranno al controllo online dello status, eliminando la necessità di fotocopie dei BRP.
Il progetto di LRMN fa parte di una più ampia mobilitazione della società civile. Assisted Digital, Migrant Help e i consigli locali stanno organizzando sessioni simili, prevedendo un picco a fine dicembre. Il governo ha promesso fondi aggiuntivi per chioschi Wi-Fi pubblici, ma i critici denunciano ritardi nella pubblicazione di una strategia per l’accessibilità, che rischiano di lasciare migliaia di persone in un limbo migratorio a partire da gennaio.
Le aziende con un’ampia forza lavoro migrante sono invitate a lanciare campagne di sensibilizzazione interne e a programmare “controlli di stato” prima della fine dell’anno per evitare soggiorni irregolari involontari o interruzioni nelle buste paga. Sebbene l’eVisa sia gratuito, dimenticare di creare un account potrebbe impedire viaggi, causare problemi bancari e invalidare i controlli DBS.
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