
Nuovi dati del Ministero dell’Interno mostrano che in Austria a ottobre sono state accettate solo 1.293 domande di asilo, con un calo del 49% rispetto allo stesso mese dello scorso anno e il dato più basso dal 2020. Le richieste da inizio anno ammontano a 14.325, circa un terzo in meno rispetto ai livelli del 2024. Le autorità attribuiscono questo risultato a un mix di misure: controlli prolungati alle frontiere interne Schengen con Ungheria, Slovenia, Slovacchia e Repubblica Ceca; una quota più rigida per il ricongiungimento familiare; e operazioni congiunte di polizia come “Operazione Fox” mirate alle reti di trafficanti all’estero.
Questo respiro ha permesso all’Ufficio Federale per l’Immigrazione e l’Asilo (BFA) di ridurre l’arretrato da 26.000 a meno di 9.500 pratiche. Di conseguenza, i rifugiati riconosciuti che trovano lavoro possono ora convertire il loro status umanitario in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro in una media di otto settimane, la metà dei quattro mesi necessari solo un anno fa.
Per i datori di lavoro il cambiamento è concreto: il personale arrivato come richiedente asilo può essere inserito più rapidamente nei sistemi di busta paga e sicurezza sociale, riducendo la dipendenza da contratti temporanei e semplificando il rispetto delle normative contro il dumping salariale. I settori con carenze acute – ospitalità, assistenza agli anziani e edilizia – sono quelli che ne beneficeranno per primi.
Gli esperti di mobilità avvertono però che una procedura più rapida non significa approvazione automatica. Le aziende devono ancora dimostrare che il ruolo rispetta i minimi salariali previsti dai contratti collettivi e che il lavoratore ha completato il corso obbligatorio di lingua tedesca. Errori nel certificato di sicurezza sociale restano una delle principali cause di rigetto.
Guardando al futuro, il Ministero dell’Interno annuncia che a maggio 2026 sarà rivista la durata dei controlli alle frontiere interne. Se i numeri delle domande di asilo resteranno bassi, potrebbe aumentare la pressione – soprattutto da parte delle lobby imprenditoriali – per eliminare alcuni controlli che rallentano il traffico transfrontaliero dei pendolari.
Questo respiro ha permesso all’Ufficio Federale per l’Immigrazione e l’Asilo (BFA) di ridurre l’arretrato da 26.000 a meno di 9.500 pratiche. Di conseguenza, i rifugiati riconosciuti che trovano lavoro possono ora convertire il loro status umanitario in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro in una media di otto settimane, la metà dei quattro mesi necessari solo un anno fa.
Per i datori di lavoro il cambiamento è concreto: il personale arrivato come richiedente asilo può essere inserito più rapidamente nei sistemi di busta paga e sicurezza sociale, riducendo la dipendenza da contratti temporanei e semplificando il rispetto delle normative contro il dumping salariale. I settori con carenze acute – ospitalità, assistenza agli anziani e edilizia – sono quelli che ne beneficeranno per primi.
Gli esperti di mobilità avvertono però che una procedura più rapida non significa approvazione automatica. Le aziende devono ancora dimostrare che il ruolo rispetta i minimi salariali previsti dai contratti collettivi e che il lavoratore ha completato il corso obbligatorio di lingua tedesca. Errori nel certificato di sicurezza sociale restano una delle principali cause di rigetto.
Guardando al futuro, il Ministero dell’Interno annuncia che a maggio 2026 sarà rivista la durata dei controlli alle frontiere interne. Se i numeri delle domande di asilo resteranno bassi, potrebbe aumentare la pressione – soprattutto da parte delle lobby imprenditoriali – per eliminare alcuni controlli che rallentano il traffico transfrontaliero dei pendolari.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News
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