
La Svizzera ha agito rapidamente per allineare i propri obblighi Schengen con Bruxelles. Nella riunione del 5 dicembre, il Consiglio federale ha approvato la trasposizione del Regolamento UE 2018/1806 rivisto, che abbassa la soglia migratoria per sospendere i viaggi senza visto e introduce nuovi criteri legati alla sicurezza pubblica. Secondo le nuove norme, un aumento del 30% delle permanenze irregolari o un’impennata nelle richieste di asilo con basso tasso di accoglimento da un Paese esente da visto può ora portare alla reintroduzione temporanea dei visti C per soggiorni brevi; in precedenza la soglia era fissata al 50%.
Il meccanismo modificato autorizza inoltre la Commissione Europea ad agire unilateralmente e, tramite una procedura accelerata, a reintrodurre l’obbligo di visto per un massimo di dodici mesi in tutta l’area Schengen, Svizzera inclusa. Sono stati aggiunti nuovi motivi, come la “strumentalizzazione” dei migranti da parte di governi stranieri o gravi regressioni nei diritti umani, riflettendo le lezioni apprese dai recenti punti critici geopolitici ai confini esterni dell’UE.
Per i team di mobilità internazionale si tratta di un cambiamento significativo: i viaggiatori provenienti da mercati attualmente esenti da visto (ad esempio Albania o Serbia) potrebbero dover richiedere un visto C svizzero con pochi giorni di preavviso. I datori di lavoro dovrebbero rivedere i piani di emergenza, monitorare le comunicazioni della Commissione e prevedere tempi aggiuntivi di 15-30 giorni per gli appuntamenti biometrici in caso di sospensione.
Le autorità svizzere hanno sottolineato che al momento nessuna nazionalità è nel mirino, ma la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) coordinerà più strettamente le valutazioni del rischio con i colleghi dell’UE. Poiché ogni sospensione si applica a tutta l’area Schengen, le aziende con itinerari intra-UE devono armonizzare gli aggiornamenti delle politiche di viaggio tra più giurisdizioni.
L’ordinanza che modifica il Regolamento sull’ingresso e il rilascio dei visti in Svizzera (EGVO) entrerà in vigore il 17 dicembre 2025, lasciando una finestra ristretta per informare le unità aziendali e aggiornare le comunicazioni ai viaggiatori prima del picco delle vacanze invernali.
Il meccanismo modificato autorizza inoltre la Commissione Europea ad agire unilateralmente e, tramite una procedura accelerata, a reintrodurre l’obbligo di visto per un massimo di dodici mesi in tutta l’area Schengen, Svizzera inclusa. Sono stati aggiunti nuovi motivi, come la “strumentalizzazione” dei migranti da parte di governi stranieri o gravi regressioni nei diritti umani, riflettendo le lezioni apprese dai recenti punti critici geopolitici ai confini esterni dell’UE.
Per i team di mobilità internazionale si tratta di un cambiamento significativo: i viaggiatori provenienti da mercati attualmente esenti da visto (ad esempio Albania o Serbia) potrebbero dover richiedere un visto C svizzero con pochi giorni di preavviso. I datori di lavoro dovrebbero rivedere i piani di emergenza, monitorare le comunicazioni della Commissione e prevedere tempi aggiuntivi di 15-30 giorni per gli appuntamenti biometrici in caso di sospensione.
Le autorità svizzere hanno sottolineato che al momento nessuna nazionalità è nel mirino, ma la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) coordinerà più strettamente le valutazioni del rischio con i colleghi dell’UE. Poiché ogni sospensione si applica a tutta l’area Schengen, le aziende con itinerari intra-UE devono armonizzare gli aggiornamenti delle politiche di viaggio tra più giurisdizioni.
L’ordinanza che modifica il Regolamento sull’ingresso e il rilascio dei visti in Svizzera (EGVO) entrerà in vigore il 17 dicembre 2025, lasciando una finestra ristretta per informare le unità aziendali e aggiornare le comunicazioni ai viaggiatori prima del picco delle vacanze invernali.