
I risultati della consultazione pubblicati il 5 dicembre mostrano che quasi tre quarti dei cantoni, dei partiti politici e delle associazioni di categoria sostengono il progetto di “pacchetto negoziale” del Consiglio federale con Bruxelles. L’accordo, definito nel 2024, raggruppa intese settoriali su elettricità, aiuti di Stato, trasporti e—elemento cruciale per i talenti mobili—libera circolazione, istituendo al contempo un sistema congiunto di risoluzione delle controversie e un contributo finanziario svizzero ai fondi di coesione.
Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha presentato il pacchetto come la migliore alternativa all’adesione completa all’UE, preservando l’accesso su misura della Svizzera al mercato unico e garantendo alle imprese una certezza giuridica a lungo termine. Una novità chiave è la proposta di una legge federale che obbliga il governo a informare il Parlamento ogni volta che aggiornamenti normativi UE attiverebbero un “allineamento dinamico”, rispondendo così alle preoccupazioni di controllo democratico che avevano fatto naufragare il precedente accordo istituzionale.
Se il Parlamento darà il via libera a marzo 2026, l’intesa potrebbe comunque essere sottoposta a referendum già nel 2027. Per i responsabili della mobilità globale, la posta in gioco è alta: il capitolo sulla libera circolazione garantisce l’accesso reciproco al mercato del lavoro per cittadini UE e svizzeri, la prestazione transfrontaliera di servizi fino a 90 giorni e il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali.
Un fallimento delle trattative potrebbe esporre le aziende svizzere a una frammentazione normativa, alla perdita della coordinazione della sicurezza sociale con l’UE e a possibili quote per le missioni a breve termine. Al contrario, una ratifica positiva stabilizzerebbe le regole d’ingresso e ridurrebbe i rischi burocratici, come i controlli duplicati dei permessi di lavoro a livello cantonale.
Le imprese stanno quindi facendo pressione sia su Berna sia sui governi cantonali per comunicare i vantaggi della mobilità in vista di un probabile voto popolare. I team HR dovrebbero preparare note informative per dirigenti e assegnati, sottolineando che il pacchetto mantiene in gran parte i diritti di mobilità attuali, aggiungendo però una rete di sicurezza istituzionale contro improvvisi deterioramenti dell’accesso al mercato.
Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha presentato il pacchetto come la migliore alternativa all’adesione completa all’UE, preservando l’accesso su misura della Svizzera al mercato unico e garantendo alle imprese una certezza giuridica a lungo termine. Una novità chiave è la proposta di una legge federale che obbliga il governo a informare il Parlamento ogni volta che aggiornamenti normativi UE attiverebbero un “allineamento dinamico”, rispondendo così alle preoccupazioni di controllo democratico che avevano fatto naufragare il precedente accordo istituzionale.
Se il Parlamento darà il via libera a marzo 2026, l’intesa potrebbe comunque essere sottoposta a referendum già nel 2027. Per i responsabili della mobilità globale, la posta in gioco è alta: il capitolo sulla libera circolazione garantisce l’accesso reciproco al mercato del lavoro per cittadini UE e svizzeri, la prestazione transfrontaliera di servizi fino a 90 giorni e il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali.
Un fallimento delle trattative potrebbe esporre le aziende svizzere a una frammentazione normativa, alla perdita della coordinazione della sicurezza sociale con l’UE e a possibili quote per le missioni a breve termine. Al contrario, una ratifica positiva stabilizzerebbe le regole d’ingresso e ridurrebbe i rischi burocratici, come i controlli duplicati dei permessi di lavoro a livello cantonale.
Le imprese stanno quindi facendo pressione sia su Berna sia sui governi cantonali per comunicare i vantaggi della mobilità in vista di un probabile voto popolare. I team HR dovrebbero preparare note informative per dirigenti e assegnati, sottolineando che il pacchetto mantiene in gran parte i diritti di mobilità attuali, aggiungendo però una rete di sicurezza istituzionale contro improvvisi deterioramenti dell’accesso al mercato.
Fonte: Reuters
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