
Il Giappone ha accolto 3,52 milioni di visitatori stranieri a novembre, chiudendo un anno che ha già battuto il record storico di arrivi stabilito nel 2024. Tuttavia, la crescita proveniente dalla Cina continentale, storicamente il principale mercato di origine, è rallentata al 3% su base annua dopo che il Ministero della Cultura e del Turismo di Pechino ha consigliato ai cittadini di posticipare i viaggi, a seguito delle dichiarazioni del Primo Ministro Sanae Takaichi su Taiwan.
Compagnie aeree cinesi come Air China e Spring Airlines hanno offerto rimborsi gratuiti fino al 31 dicembre, causando una breve vendita di azioni nel settore turistico quotato a Tokyo, tra cui Oriental Land (Tokyo Disney) e Isetan Mitsukoshi. Nonostante ciò, i cittadini cinesi rappresentano ancora quasi un quarto degli arrivi in Giappone nel 2025, evidenziando una forte domanda repressa per viaggi di piacere e shopping post-pandemia.
Per i responsabili della mobilità, l’episodio è un promemoria che la retorica diplomatica può provocare cambiamenti immediati negli itinerari, anche in assenza di un divieto formale di viaggio. Le aziende che inviano dipendenti in Giappone dovrebbero informare i viaggiatori sui possibili punti caldi di proteste di strada e prevedere budget di emergenza per modifiche last minute dei biglietti.
Sul fronte politico, le autorità giapponesi hanno ribadito l’obiettivo di ripristinare nel 2026 i visti multipli di 90 giorni per le categorie di “viaggiatori affidabili” cinesi d’affari, ma gli analisti sottolineano che qualsiasi implementazione dipenderà dal clima politico nel Mar Cinese Orientale. Nel frattempo, i titolari di passaporto cinese possono velocizzare le procedure in sei aeroporti iscrivendosi in anticipo al sistema digitale e-Gate “Visit Japan Web”.
I rivenditori stanno adattando le campagne di marketing puntando su shopping duty-free con valore aggiunto e outlet fuori Tokyo, scommettendo che i flussi di visitatori cinesi torneranno a crescere una volta che la disputa diplomatica si sarà attenuata.
Compagnie aeree cinesi come Air China e Spring Airlines hanno offerto rimborsi gratuiti fino al 31 dicembre, causando una breve vendita di azioni nel settore turistico quotato a Tokyo, tra cui Oriental Land (Tokyo Disney) e Isetan Mitsukoshi. Nonostante ciò, i cittadini cinesi rappresentano ancora quasi un quarto degli arrivi in Giappone nel 2025, evidenziando una forte domanda repressa per viaggi di piacere e shopping post-pandemia.
Per i responsabili della mobilità, l’episodio è un promemoria che la retorica diplomatica può provocare cambiamenti immediati negli itinerari, anche in assenza di un divieto formale di viaggio. Le aziende che inviano dipendenti in Giappone dovrebbero informare i viaggiatori sui possibili punti caldi di proteste di strada e prevedere budget di emergenza per modifiche last minute dei biglietti.
Sul fronte politico, le autorità giapponesi hanno ribadito l’obiettivo di ripristinare nel 2026 i visti multipli di 90 giorni per le categorie di “viaggiatori affidabili” cinesi d’affari, ma gli analisti sottolineano che qualsiasi implementazione dipenderà dal clima politico nel Mar Cinese Orientale. Nel frattempo, i titolari di passaporto cinese possono velocizzare le procedure in sei aeroporti iscrivendosi in anticipo al sistema digitale e-Gate “Visit Japan Web”.
I rivenditori stanno adattando le campagne di marketing puntando su shopping duty-free con valore aggiunto e outlet fuori Tokyo, scommettendo che i flussi di visitatori cinesi torneranno a crescere una volta che la disputa diplomatica si sarà attenuata.
Fonte: Reuters
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