
Le tensioni diplomatiche nate dalle recenti dichiarazioni della premier giapponese Sanae Takaichi su Taiwan si sono riflesse nel settore dei viaggi tra il 17 e il 18 novembre, causando la più grave interruzione della mobilità tra Cina e Giappone dall’inizio della pandemia.
L’ambasciata giapponese a Pechino ha emesso un allerta di sicurezza invitando i propri cittadini in Cina a evitare assembramenti e “persone sospette”, mentre il Ministero della Cultura e del Turismo cinese ha consigliato ai cittadini di posticipare i viaggi in Giappone. Nel giro di poche ore, le sei principali compagnie aeree cinesi — Air China, China Southern, China Eastern, Hainan, Sichuan e Xiamen — hanno annunciato rimborsi senza penali e possibilità di riprenotazione per tutti i biglietti diretti in Giappone fino al 31 dicembre. I dati delle agenzie di viaggio online mostrano che circa 500.000 prenotazioni aeree cinesi effettuate tra il 15 e il 17 novembre sono già state cancellate.
Il clima di tensione si estende oltre il trasporto aereo. I distributori cinesi hanno sospeso l’uscita di diversi film giapponesi, mentre i negozi giapponesi rivolti ai turisti stranieri hanno registrato un calo a doppia cifra degli ingressi. Il brusco calo dei visitatori cinesi — storicamente quasi un quarto del mercato turistico inbound giapponese — rappresenta un duro colpo ai ricavi proprio in vista della stagione di punta dei viaggi di Capodanno.
Per i responsabili della mobilità e delle assegnazioni internazionali, l’episodio evidenzia il rischio geopolitico legato ai viaggi regionali dei dipendenti e sottolinea l’importanza di piani di emergenza. Le aziende con rotazioni di personale tra le due economie dovrebbero monitorare le variazioni nei programmi dei voli, aggiornare i protocolli di duty of care e valutare rotte alternative attraverso hub di paesi terzi qualora la capacità dei voli diretti si riduca ulteriormente.
I diplomatici di entrambi i paesi si sono incontrati a Pechino il 18 novembre senza però raggiungere un accordo, lasciando in vigore gli avvisi di viaggio. Gli analisti avvertono che una prolungata escalation di misure di ritorsione potrebbe posticipare la prevista ripresa dei viaggi d’affari sino-giapponesi fino al 2026.
L’ambasciata giapponese a Pechino ha emesso un allerta di sicurezza invitando i propri cittadini in Cina a evitare assembramenti e “persone sospette”, mentre il Ministero della Cultura e del Turismo cinese ha consigliato ai cittadini di posticipare i viaggi in Giappone. Nel giro di poche ore, le sei principali compagnie aeree cinesi — Air China, China Southern, China Eastern, Hainan, Sichuan e Xiamen — hanno annunciato rimborsi senza penali e possibilità di riprenotazione per tutti i biglietti diretti in Giappone fino al 31 dicembre. I dati delle agenzie di viaggio online mostrano che circa 500.000 prenotazioni aeree cinesi effettuate tra il 15 e il 17 novembre sono già state cancellate.
Il clima di tensione si estende oltre il trasporto aereo. I distributori cinesi hanno sospeso l’uscita di diversi film giapponesi, mentre i negozi giapponesi rivolti ai turisti stranieri hanno registrato un calo a doppia cifra degli ingressi. Il brusco calo dei visitatori cinesi — storicamente quasi un quarto del mercato turistico inbound giapponese — rappresenta un duro colpo ai ricavi proprio in vista della stagione di punta dei viaggi di Capodanno.
Per i responsabili della mobilità e delle assegnazioni internazionali, l’episodio evidenzia il rischio geopolitico legato ai viaggi regionali dei dipendenti e sottolinea l’importanza di piani di emergenza. Le aziende con rotazioni di personale tra le due economie dovrebbero monitorare le variazioni nei programmi dei voli, aggiornare i protocolli di duty of care e valutare rotte alternative attraverso hub di paesi terzi qualora la capacità dei voli diretti si riduca ulteriormente.
I diplomatici di entrambi i paesi si sono incontrati a Pechino il 18 novembre senza però raggiungere un accordo, lasciando in vigore gli avvisi di viaggio. Gli analisti avvertono che una prolungata escalation di misure di ritorsione potrebbe posticipare la prevista ripresa dei viaggi d’affari sino-giapponesi fino al 2026.
Fonte: Reuters