
Il Ministero dell’Interno italiano ha diffuso nuove istruzioni agli uffici di stato civile comunali su come applicare la riforma di quest’anno della normativa sulla cittadinanza per discendenza (ius sanguinis). La circolare, datata 22 dicembre e pubblicata sul portale specializzato Immigrazione.biz, chiarisce le procedure a seguito della conversione in legge del Decreto-Legge 36/2025.
Novità principale: la trasmissione automatica della cittadinanza è ora limitata a due generazioni nate all’estero. I richiedenti che non possono dimostrare che almeno un genitore o un nonno sia nato in Italia devono superare nuovi test di “effettivo legame” — come prove documentate di legami culturali o periodi di residenza in Italia — prima di presentare domanda al consolato o al comune. La circolare invita gli ufficiali di stato civile a sospendere le pratiche che non rispettano questi criteri e a riaprire le pratiche ferme solo se vengono soddisfatti i requisiti più stringenti.
Per gli operatori della mobilità internazionale, l’impatto è duplice. In primo luogo, meno dipendenti di origine italiana potranno ottenere automaticamente passaporti che facilitano il lavoro in tutta l’UE. In secondo luogo, le aziende che contavano su una cittadinanza rapida per evitare le quote di permessi di lavoro locali dovranno ora prevedere tempi più lunghi o alternative come il Permesso di Soggiorno per Residenza Elettiva. Gli avvocati sottolineano che restano possibili ricorsi giudiziari, ma i tempi di attesa nei tribunali amministrativi regionali possono superare i 18 mesi.
La circolare riapre inoltre, fino al 30 giugno 2026, la possibilità per gli ex cittadini che hanno perso la cittadinanza prima del 1992 di riacquistarla tramite una dichiarazione semplificata al consolato, a condizione che si trasferiscano in Italia entro un anno. Ai comuni è stato chiesto di creare appuntamenti dedicati in presenza e di accettare copie digitali dei certificati di stato civile esteri, un segnale della crescente spinta alla digitalizzazione delle procedure consolari.
Novità principale: la trasmissione automatica della cittadinanza è ora limitata a due generazioni nate all’estero. I richiedenti che non possono dimostrare che almeno un genitore o un nonno sia nato in Italia devono superare nuovi test di “effettivo legame” — come prove documentate di legami culturali o periodi di residenza in Italia — prima di presentare domanda al consolato o al comune. La circolare invita gli ufficiali di stato civile a sospendere le pratiche che non rispettano questi criteri e a riaprire le pratiche ferme solo se vengono soddisfatti i requisiti più stringenti.
Per gli operatori della mobilità internazionale, l’impatto è duplice. In primo luogo, meno dipendenti di origine italiana potranno ottenere automaticamente passaporti che facilitano il lavoro in tutta l’UE. In secondo luogo, le aziende che contavano su una cittadinanza rapida per evitare le quote di permessi di lavoro locali dovranno ora prevedere tempi più lunghi o alternative come il Permesso di Soggiorno per Residenza Elettiva. Gli avvocati sottolineano che restano possibili ricorsi giudiziari, ma i tempi di attesa nei tribunali amministrativi regionali possono superare i 18 mesi.
La circolare riapre inoltre, fino al 30 giugno 2026, la possibilità per gli ex cittadini che hanno perso la cittadinanza prima del 1992 di riacquistarla tramite una dichiarazione semplificata al consolato, a condizione che si trasferiscano in Italia entro un anno. Ai comuni è stato chiesto di creare appuntamenti dedicati in presenza e di accettare copie digitali dei certificati di stato civile esteri, un segnale della crescente spinta alla digitalizzazione delle procedure consolari.
Fonte: Immigrazione.biz
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