
Riflettendo la posizione di Berlino, il 24 dicembre la Commissione Europea ha espresso una dura condanna per la decisione di Washington di vietare l’ingresso negli Stati Uniti a cinque figure pubbliche europee. Un portavoce ha dichiarato che Bruxelles ha formalmente richiesto chiarimenti e “risponderà in modo rapido e deciso” per difendere l’autonomia regolatoria dell’UE, se necessario.
Tra i soggetti coinvolti c’è l’ex commissario francese Thierry Breton, il cui Digital Services Act ha irritato i giganti tecnologici statunitensi. Sebbene la controversia venga presentata come una questione transatlantica, i diplomatici tedeschi hanno avuto un ruolo di primo piano nel definire la posizione comune dell’UE, sostenendo che politicizzare la mobilità rappresenta un pericoloso precedente per i viaggi d’affari e la cooperazione scientifica.
La disputa arriva proprio mentre le aziende tedesche stanno riprendendo i viaggi su larga scala negli USA nell’economia post-COVID. I consulenti legali avvertono che anche una lista ristretta di funzionari potrebbe rapidamente ampliarsi se le misure di ritorsione dovessero intensificarsi. Raccomandano quindi ai team di mobilità di conservare una documentazione dettagliata sullo scopo dei viaggi per il personale coinvolto nelle politiche digitali e di monitorare gli aggiornamenti ESTA per eventuali cambiamenti improvvisi nei requisiti di idoneità.
L’8 gennaio i ministri degli Esteri dell’UE discuteranno una risposta coordinata. Le opzioni variano da divieti di visto reciproci a restrizioni sull’accesso privilegiato alle corsie aeroportuali per i funzionari statunitensi. In ogni caso, l’incidente mette in luce la fragilità degli accordi di esenzione dal visto che i programmi di mobilità aziendale spesso danno per scontati.
Tra i soggetti coinvolti c’è l’ex commissario francese Thierry Breton, il cui Digital Services Act ha irritato i giganti tecnologici statunitensi. Sebbene la controversia venga presentata come una questione transatlantica, i diplomatici tedeschi hanno avuto un ruolo di primo piano nel definire la posizione comune dell’UE, sostenendo che politicizzare la mobilità rappresenta un pericoloso precedente per i viaggi d’affari e la cooperazione scientifica.
La disputa arriva proprio mentre le aziende tedesche stanno riprendendo i viaggi su larga scala negli USA nell’economia post-COVID. I consulenti legali avvertono che anche una lista ristretta di funzionari potrebbe rapidamente ampliarsi se le misure di ritorsione dovessero intensificarsi. Raccomandano quindi ai team di mobilità di conservare una documentazione dettagliata sullo scopo dei viaggi per il personale coinvolto nelle politiche digitali e di monitorare gli aggiornamenti ESTA per eventuali cambiamenti improvvisi nei requisiti di idoneità.
L’8 gennaio i ministri degli Esteri dell’UE discuteranno una risposta coordinata. Le opzioni variano da divieti di visto reciproci a restrizioni sull’accesso privilegiato alle corsie aeroportuali per i funzionari statunitensi. In ogni caso, l’incidente mette in luce la fragilità degli accordi di esenzione dal visto che i programmi di mobilità aziendale spesso danno per scontati.
Fonte: Reuters