
Le relazioni transatlantiche hanno subito un nuovo colpo alla vigilia di Natale, quando Washington ha annunciato il divieto di visto per cinque alti funzionari europei, tra cui l’ex Commissario al Mercato Interno Thierry Breton, considerato il padre della Digital Services Act (DSA) dell’UE. Berlino si è rapidamente schierata con Parigi e Bruxelles, definendo la misura una “rappresaglia politica ingiustificata che mina accordi di esenzione dal visto consolidati da decenni”.
Un portavoce del Ministero degli Esteri tedesco ha avvertito che sono già in fase di studio contromisure, che potrebbero includere restrizioni reciproche all’ingresso per i lobbisti statunitensi e la sospensione delle corsie preferenziali negli aeroporti tedeschi, in coordinamento con i partner europei. Sebbene i divieti siano per lo più simbolici (pochi dei funzionari coinvolti viaggiano spesso negli Stati Uniti), le aziende tedesche temono effetti collaterali. I responsabili della mobilità di due gruppi DAX hanno dichiarato a Global Mobility News di prepararsi a controlli secondari più lunghi per i dipendenti impegnati in progetti di regolamentazione tecnologica UE durante l’ingresso negli USA.
L’episodio mette in luce una questione più ampia: fino a che punto la mobilità può politicizzarsi prima di compromettere i legami commerciali? I dirigenti di Lufthansa Cargo sottolineano che una disputa di ritorsione potrebbe estendersi alle autorizzazioni di sorvolo o alle tariffe del trasporto aereo merci. I consulenti per i rischi di viaggio consigliano al personale senior impegnato su dossier di politica digitale di mantenere un profilo basso negli itinerari e di portare con sé lettere che chiariscano la natura apolitica del loro lavoro.
Per ora la palla è nel campo di Washington. Se il Dipartimento di Stato non chiarirà la base legale dei divieti, Berlino annuncia che spingerà per una risposta coordinata dell’UE durante l’incontro dei ministri degli Esteri dell’8 gennaio. Le aziende con frequenti viaggi negli USA dovrebbero mantenere alta l’attenzione e aggiornare i piani di emergenza.
Un portavoce del Ministero degli Esteri tedesco ha avvertito che sono già in fase di studio contromisure, che potrebbero includere restrizioni reciproche all’ingresso per i lobbisti statunitensi e la sospensione delle corsie preferenziali negli aeroporti tedeschi, in coordinamento con i partner europei. Sebbene i divieti siano per lo più simbolici (pochi dei funzionari coinvolti viaggiano spesso negli Stati Uniti), le aziende tedesche temono effetti collaterali. I responsabili della mobilità di due gruppi DAX hanno dichiarato a Global Mobility News di prepararsi a controlli secondari più lunghi per i dipendenti impegnati in progetti di regolamentazione tecnologica UE durante l’ingresso negli USA.
L’episodio mette in luce una questione più ampia: fino a che punto la mobilità può politicizzarsi prima di compromettere i legami commerciali? I dirigenti di Lufthansa Cargo sottolineano che una disputa di ritorsione potrebbe estendersi alle autorizzazioni di sorvolo o alle tariffe del trasporto aereo merci. I consulenti per i rischi di viaggio consigliano al personale senior impegnato su dossier di politica digitale di mantenere un profilo basso negli itinerari e di portare con sé lettere che chiariscano la natura apolitica del loro lavoro.
Per ora la palla è nel campo di Washington. Se il Dipartimento di Stato non chiarirà la base legale dei divieti, Berlino annuncia che spingerà per una risposta coordinata dell’UE durante l’incontro dei ministri degli Esteri dell’8 gennaio. Le aziende con frequenti viaggi negli USA dovrebbero mantenere alta l’attenzione e aggiornare i piani di emergenza.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News