
Il Ministero federale dell’Interno tedesco ha approfittato del periodo festivo tranquillo per pubblicare un avviso sul Bundesanzeiger, confermando che i controlli “temporanei” reintrodotti alle frontiere terrestri della Germania a settembre saranno prorogati almeno fino al 15 marzo 2026. Questa decisione porta il Paese al limite massimo di sei mesi attualmente tollerato dalla Commissione Europea per i controlli interni all’area Schengen. I controlli a campione continueranno quindi su strade e linee ferroviarie provenienti da Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Danimarca, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia e Svizzera.
Berlino ha ripristinato i controlli fissi tre mesi fa, dopo un aumento degli arrivi irregolari lungo la rotta balcanica e lo smantellamento da parte della polizia federale di diverse reti di trafficanti di persone di alto profilo. Secondo il Ministero dell’Interno, da metà settembre sono stati respinti 47.000 viaggiatori e arrestati quasi 1.900 sospetti trafficanti. Sebbene la misura sia stata accolta favorevolmente da un’opinione pubblica sempre più preoccupata per la migrazione, ha suscitato malcontento tra i settori del trasporto merci e del turismo, che dipendono da un traffico transfrontaliero senza ostacoli.
Per i responsabili della mobilità, la proroga comporta problemi pratici. Gli operatori di autobus devono continuare a caricare preventivamente i manifesti passeggeri sulla piattaforma della polizia, mentre le aziende che inviano personale per viaggi di un giorno devono prevedere almeno 30 minuti in più per eventuali controlli. I team HR che gestiscono contratti di pendolarismo transfrontaliero nel densamente popolato triangolo “DACH-BENELUX” ricordano ai dipendenti di portare con sé carte di soggiorno o carte d’identità UE anche per brevi spostamenti; la mancata esibizione può comportare multe o il rifiuto dell’ingresso.
Guardando al futuro, il Ministero dell’Interno rivedrà la misura all’inizio di marzo. Se gli ingressi irregolari scenderanno sotto la media mensile del 2023, i controlli potrebbero essere revocati o limitati ai valichi ad alto rischio. In caso contrario, Berlino dovrà richiedere un’ulteriore autorizzazione a Bruxelles, un’opzione che potrebbe incontrare ostacoli politici in vista delle elezioni europee di giugno 2026. Le aziende con un’ampia popolazione di pendolari dovrebbero quindi pianificare scenari sia per una rimozione anticipata sia per una possibile ulteriore proroga.
Berlino ha ripristinato i controlli fissi tre mesi fa, dopo un aumento degli arrivi irregolari lungo la rotta balcanica e lo smantellamento da parte della polizia federale di diverse reti di trafficanti di persone di alto profilo. Secondo il Ministero dell’Interno, da metà settembre sono stati respinti 47.000 viaggiatori e arrestati quasi 1.900 sospetti trafficanti. Sebbene la misura sia stata accolta favorevolmente da un’opinione pubblica sempre più preoccupata per la migrazione, ha suscitato malcontento tra i settori del trasporto merci e del turismo, che dipendono da un traffico transfrontaliero senza ostacoli.
Per i responsabili della mobilità, la proroga comporta problemi pratici. Gli operatori di autobus devono continuare a caricare preventivamente i manifesti passeggeri sulla piattaforma della polizia, mentre le aziende che inviano personale per viaggi di un giorno devono prevedere almeno 30 minuti in più per eventuali controlli. I team HR che gestiscono contratti di pendolarismo transfrontaliero nel densamente popolato triangolo “DACH-BENELUX” ricordano ai dipendenti di portare con sé carte di soggiorno o carte d’identità UE anche per brevi spostamenti; la mancata esibizione può comportare multe o il rifiuto dell’ingresso.
Guardando al futuro, il Ministero dell’Interno rivedrà la misura all’inizio di marzo. Se gli ingressi irregolari scenderanno sotto la media mensile del 2023, i controlli potrebbero essere revocati o limitati ai valichi ad alto rischio. In caso contrario, Berlino dovrà richiedere un’ulteriore autorizzazione a Bruxelles, un’opzione che potrebbe incontrare ostacoli politici in vista delle elezioni europee di giugno 2026. Le aziende con un’ampia popolazione di pendolari dovrebbero quindi pianificare scenari sia per una rimozione anticipata sia per una possibile ulteriore proroga.
Fonte: VisaHQ Global Mobility News