
Il governo finlandese ha ufficialmente approvato modifiche alla Legge sugli Stranieri che innalzano i requisiti per il permesso di soggiorno permanente. A partire dall’8 gennaio 2026, i richiedenti dovranno dimostrare sei anni — anziché quattro — di residenza legale continuativa. Inoltre, sarà necessario avere almeno due anni di esperienza lavorativa documentata in Finlandia e una competenza soddisfacente in finlandese o svedese.
La ministra dell’Interno Mari Rantanen ha definito questa misura come un passo verso una “migrazione responsabile e basata su regole”, che dia priorità alla partecipazione al mercato del lavoro e all’integrazione. I critici sostengono che la modifica potrebbe penalizzare i coniugi di esperti internazionali, che spesso impiegano più tempo per entrare nel mondo del lavoro.
Le norme transitorie prevedono un breve periodo di tolleranza: le domande presentate prima dell’8 gennaio 2026 saranno valutate secondo il vecchio requisito di quattro anni. Per questo motivo, i consulenti per la mobilità prevedono un aumento delle richieste durante tutto il 2025.
Per i datori di lavoro il messaggio è chiaro: contratti di lavoro e registri salariali avranno un peso maggiore che mai. I reparti HR dovrebbero verificare la documentazione del personale prossimo al traguardo dei quattro anni e prevedere un’accelerazione nelle pratiche, inclusi certificati linguistici autenticati, quando richiesti.
Sebbene la normativa sia di origine nazionale, gli osservatori notano che diversi Paesi UE stanno invece abbassando le soglie di residenza per attrarre talenti. La Finlandia punta sul fatto che salari elevati e qualità della vita compensino le regole più rigide.
La ministra dell’Interno Mari Rantanen ha definito questa misura come un passo verso una “migrazione responsabile e basata su regole”, che dia priorità alla partecipazione al mercato del lavoro e all’integrazione. I critici sostengono che la modifica potrebbe penalizzare i coniugi di esperti internazionali, che spesso impiegano più tempo per entrare nel mondo del lavoro.
Le norme transitorie prevedono un breve periodo di tolleranza: le domande presentate prima dell’8 gennaio 2026 saranno valutate secondo il vecchio requisito di quattro anni. Per questo motivo, i consulenti per la mobilità prevedono un aumento delle richieste durante tutto il 2025.
Per i datori di lavoro il messaggio è chiaro: contratti di lavoro e registri salariali avranno un peso maggiore che mai. I reparti HR dovrebbero verificare la documentazione del personale prossimo al traguardo dei quattro anni e prevedere un’accelerazione nelle pratiche, inclusi certificati linguistici autenticati, quando richiesti.
Sebbene la normativa sia di origine nazionale, gli osservatori notano che diversi Paesi UE stanno invece abbassando le soglie di residenza per attrarre talenti. La Finlandia punta sul fatto che salari elevati e qualità della vita compensino le regole più rigide.
Fonte: Mezha (via Yle)
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