
Il Ministero dell’Interno ha confermato il 24 dicembre che la Legge sugli Stranieri finlandese sarà modificata l’8 gennaio 2026 per inasprire i requisiti per il permesso di soggiorno permanente (PSP). I richiedenti dovranno dimostrare sei anni di residenza legale continuativa (invece di quattro), almeno due anni di impiego documentato e una competenza “soddisfacente” in finlandese o svedese.
La ministra dell’Interno Mari Rantanen ha presentato la modifica come parte di una più ampia politica migratoria “work-first”, volta ad attrarre residenti integrati e motivati, scoraggiando l’immigrazione basata sull’assistenza sociale. La riforma coincide con un parallelo inasprimento delle regole per la cittadinanza approvato all’inizio di quest’anno.
Per le multinazionali, la nuova tempistica significa che gli esperti stranieri chiave rimarranno con permessi di soggiorno a tempo determinato — spesso legati a un datore di lavoro specifico — per due anni in più rispetto a prima. Ciò potrebbe limitare la mobilità intra-UE e complicare i distacchi in altri Paesi Schengen. Le aziende dovranno prevedere budget per rinnovi aggiuntivi e garantire il rispetto continuo dei requisiti salariali e assicurativi.
I titolari attuali di PSP e chi ne avrà diritto prima dell’8 gennaio non saranno interessati, creando una finestra temporale per presentare domanda secondo la regola dei quattro anni. I responsabili della mobilità dovrebbero quindi effettuare un audit della durata del rapporto di lavoro e accelerare le pratiche per i casi borderline.
Il ministero non ha ancora definito il livello di certificazione linguistica che sarà considerato “soddisfacente”, ma fonti interne indicano un livello CEFR A2 o un nuovo test di integrazione ispirato al modello svedese. I fornitori di corsi segnalano già un aumento delle richieste di informazioni.
La ministra dell’Interno Mari Rantanen ha presentato la modifica come parte di una più ampia politica migratoria “work-first”, volta ad attrarre residenti integrati e motivati, scoraggiando l’immigrazione basata sull’assistenza sociale. La riforma coincide con un parallelo inasprimento delle regole per la cittadinanza approvato all’inizio di quest’anno.
Per le multinazionali, la nuova tempistica significa che gli esperti stranieri chiave rimarranno con permessi di soggiorno a tempo determinato — spesso legati a un datore di lavoro specifico — per due anni in più rispetto a prima. Ciò potrebbe limitare la mobilità intra-UE e complicare i distacchi in altri Paesi Schengen. Le aziende dovranno prevedere budget per rinnovi aggiuntivi e garantire il rispetto continuo dei requisiti salariali e assicurativi.
I titolari attuali di PSP e chi ne avrà diritto prima dell’8 gennaio non saranno interessati, creando una finestra temporale per presentare domanda secondo la regola dei quattro anni. I responsabili della mobilità dovrebbero quindi effettuare un audit della durata del rapporto di lavoro e accelerare le pratiche per i casi borderline.
Il ministero non ha ancora definito il livello di certificazione linguistica che sarà considerato “soddisfacente”, ma fonti interne indicano un livello CEFR A2 o un nuovo test di integrazione ispirato al modello svedese. I fornitori di corsi segnalano già un aumento delle richieste di informazioni.
Fonte: Mezha (citing Yle)
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