
A partire dalla prossima settimana, la maggior parte dei cittadini non appartenenti all’UE che richiedono per la prima volta una carte de séjour pluriennale, una carta di soggiorno decennale o la cittadinanza francese dovranno superare un nuovo “examen civique” a scelta multipla di 40 domande, oltre al già previsto requisito della conoscenza della lingua francese. La modifica, confermata il 29 dicembre e pubblicata nel Journal Officiel francese, riguarda tunisini, algerini, marocchini e tutti gli altri cittadini di paesi terzi che aspirano a uno status di lungo termine.
I candidati avranno 45 minuti per rispondere correttamente ad almeno l’80% delle domande, che verteranno su valori repubblicani, istituzioni, storia e vita civica quotidiana. Vengono inoltre ribaditi i livelli linguistici richiesti: A2 per le carte di soggiorno quadriennali, B1 per quelle decennali e B2 per la naturalizzazione. Le autorità sostengono che questo doppio test garantirà un’integrazione “sostanziale, non solo formale” dei nuovi arrivati.
Le associazioni per i diritti dei migranti temono che il livello richiesto sia troppo elevato. Alcune domande di esempio trapelate online riguardano articoli costituzionali poco noti e avvenimenti del XIX secolo, difficili anche per i cittadini nativi. Gli avvocati avvertono che i candidati respinti rischiano di perdere completamente lo status legale, poiché una legge entrata in vigore a gennaio 2024 prevede che ogni rifiuto debba essere accompagnato da un ordine di espulsione.
Per i datori di lavoro, le implicazioni sono pratiche. I permessi Talent Passport e ICT sono esentati dal nuovo esame in caso di rinnovo, ma i dipendenti che passano da uno status di studente o da un visto turistico dovranno affrontarlo. I team HR dovrebbero prevedere almeno tre mesi in più e un budget per corsi preparatori (circa 450 €) e per le tasse d’esame certificate (circa 150 €) quando pianificano i costi di mobilità.
Le autorità sostengono che i migranti meglio preparati ne trarranno vantaggio nel lungo termine: chi supera l’esame una volta non dovrà ripeterlo al rinnovo, e la naturalizzazione consentirà la mobilità in tutta l’UE senza formalità per il permesso di lavoro.
I candidati avranno 45 minuti per rispondere correttamente ad almeno l’80% delle domande, che verteranno su valori repubblicani, istituzioni, storia e vita civica quotidiana. Vengono inoltre ribaditi i livelli linguistici richiesti: A2 per le carte di soggiorno quadriennali, B1 per quelle decennali e B2 per la naturalizzazione. Le autorità sostengono che questo doppio test garantirà un’integrazione “sostanziale, non solo formale” dei nuovi arrivati.
Le associazioni per i diritti dei migranti temono che il livello richiesto sia troppo elevato. Alcune domande di esempio trapelate online riguardano articoli costituzionali poco noti e avvenimenti del XIX secolo, difficili anche per i cittadini nativi. Gli avvocati avvertono che i candidati respinti rischiano di perdere completamente lo status legale, poiché una legge entrata in vigore a gennaio 2024 prevede che ogni rifiuto debba essere accompagnato da un ordine di espulsione.
Per i datori di lavoro, le implicazioni sono pratiche. I permessi Talent Passport e ICT sono esentati dal nuovo esame in caso di rinnovo, ma i dipendenti che passano da uno status di studente o da un visto turistico dovranno affrontarlo. I team HR dovrebbero prevedere almeno tre mesi in più e un budget per corsi preparatori (circa 450 €) e per le tasse d’esame certificate (circa 150 €) quando pianificano i costi di mobilità.
Le autorità sostengono che i migranti meglio preparati ne trarranno vantaggio nel lungo termine: chi supera l’esame una volta non dovrà ripeterlo al rinnovo, e la naturalizzazione consentirà la mobilità in tutta l’UE senza formalità per il permesso di lavoro.
Fonte: La Presse de Tunisie
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