
Uno sciopero di un giorno dei dipendenti del settore pubblico, il 15 gennaio, ha avuto ripercussioni a Berlino e nel vicino Brandeburgo, causando la chiusura o la limitazione dei servizi negli uffici cittadini, nelle autorità comunali e in diversi sportelli di ammissione universitaria. Tra i più colpiti, le Autorità per gli Stranieri (LEA) della capitale, situate in Friedrich-Krause-Ufer e Keplerstraße, dove gli sportelli per il rinnovo dei permessi di soggiorno e il rilascio delle Blue Card sono stati chiusi senza preavviso.
L’azione sindacale fa parte della più ampia vertenza salariale della Tarifgemeinschaft deutscher Länder (TdL), in cui i sindacati Verdi e GEW chiedono un aumento del 7% o almeno 300 euro in più al mese per le fasce salariali più basse. Circa 5.000 lavoratori hanno sfilato fino al Rotes Rathaus, causando disagi al traffico e facendo saltare appuntamenti biometrici prenotati con mesi di anticipo.
I consulenti per l’immigrazione aziendale hanno avvertito i clienti di aspettarsi ritardi a catena: le pratiche non presentate il 15 gennaio faranno slittare appuntamenti già scarsi, mentre la presentazione elettronica tramite il Consular Services Portal richiede comunque una fase biometrica in presenza. Diverse multinazionali hanno consigliato ai dipendenti con permessi in scadenza prima di metà febbraio di portare con sé la ricevuta della richiesta di proroga online e la prova dello sciopero durante gli spostamenti all’interno dell’area Schengen.
Nel Brandeburgo gli effetti sono stati più contenuti, ma le unità amministrative della polizia che gestiscono le autorizzazioni di lavoro hanno operato con personale ridotto all’osso. Oggi riprendono i negoziati salariali a Potsdam; in assenza di un accordo, i sindacati minacciano scioperi più lunghi che potrebbero coincidere con l’arrivo primaverile degli studenti internazionali.
Per i datori di lavoro, l’episodio rappresenta un monito a inserire clausole sugli scioperi nei piani di mobilità e a monitorare le vertenze locali, che – a differenza delle norme federali sull’immigrazione – possono paralizzare le procedure da un giorno all’altro.
L’azione sindacale fa parte della più ampia vertenza salariale della Tarifgemeinschaft deutscher Länder (TdL), in cui i sindacati Verdi e GEW chiedono un aumento del 7% o almeno 300 euro in più al mese per le fasce salariali più basse. Circa 5.000 lavoratori hanno sfilato fino al Rotes Rathaus, causando disagi al traffico e facendo saltare appuntamenti biometrici prenotati con mesi di anticipo.
I consulenti per l’immigrazione aziendale hanno avvertito i clienti di aspettarsi ritardi a catena: le pratiche non presentate il 15 gennaio faranno slittare appuntamenti già scarsi, mentre la presentazione elettronica tramite il Consular Services Portal richiede comunque una fase biometrica in presenza. Diverse multinazionali hanno consigliato ai dipendenti con permessi in scadenza prima di metà febbraio di portare con sé la ricevuta della richiesta di proroga online e la prova dello sciopero durante gli spostamenti all’interno dell’area Schengen.
Nel Brandeburgo gli effetti sono stati più contenuti, ma le unità amministrative della polizia che gestiscono le autorizzazioni di lavoro hanno operato con personale ridotto all’osso. Oggi riprendono i negoziati salariali a Potsdam; in assenza di un accordo, i sindacati minacciano scioperi più lunghi che potrebbero coincidere con l’arrivo primaverile degli studenti internazionali.
Per i datori di lavoro, l’episodio rappresenta un monito a inserire clausole sugli scioperi nei piani di mobilità e a monitorare le vertenze locali, che – a differenza delle norme federali sull’immigrazione – possono paralizzare le procedure da un giorno all’altro.
Fonte: Welt / dpa ticker
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