
In una mossa politica volta a rafforzare il commercio Sud-Sud e facilitare la mobilità lavorativa, il Governo indiano ha abolito le tariffe per i visti destinati ai cittadini di 48 Paesi meno sviluppati (LDC) designati dall’ONU che richiedono visti per affari o lavoro in India. La modifica, annunciata il 30 gennaio su diversi siti delle ambasciate, entra in vigore immediatamente e sarà applicata in tutte le missioni indiane nel mondo.
La lista degli LDC comprende grandi partner regionali come Bangladesh, Nepal, Myanmar, Etiopia, oltre a economie più piccole come Vanuatu e Tuvalu. I richiedenti dovranno comunque superare i consueti controlli di idoneità, sicurezza e sanitari, ma l’esenzione elimina costi che variavano da 120 a 300 dollari USA, a seconda delle tabelle di reciprocità. Per un ingegnere IT bengalese o un imprenditore agritech ruandese, il risparmio è significativo, soprattutto considerando i familiari a carico.
La strategia di Delhi è duplice. Innanzitutto, l’esenzione sostiene l’agenda “Viksit Bharat, Viksit Vishwa” (India sviluppata, mondo sviluppato), che punta a fare del Paese un hub per le catene del valore del Sud Globale. In secondo luogo, supporta le aziende indiane che si affidano a specialisti a breve termine provenienti dai mercati vicini, spesso con budget di progetto limitati. Appaltatori EPC che costruiscono linee elettriche in Nepal o industrie tessili che importano tecnici qualificati dall’Etiopia ne trarranno vantaggio immediato.
I consulenti per la mobilità dovranno aggiornare le previsioni di costo per le missioni in entrata e rivedere le lettere di invito: sebbene la tariffa sia abolita, le missioni potrebbero richiedere la prova che il Paese di origine del viaggiatore applichi reciprocità o almeno non applichi costi eccessivi ai cittadini indiani. I datori di lavoro devono inoltre continuare a registrare i lavoratori stranieri sul portale e-FRRO entro 24 ore dall’arrivo.
I funzionari consolari di Budapest, che gestiscono Ungheria e Bosnia-Erzegovina, hanno confermato che l’esenzione è valida a livello globale e sarà integrata nel sistema e-Visa entro la fine del trimestre. Il Ministero degli Affari Esteri prevede di pubblicare un FAQ consolidato a febbraio.
La lista degli LDC comprende grandi partner regionali come Bangladesh, Nepal, Myanmar, Etiopia, oltre a economie più piccole come Vanuatu e Tuvalu. I richiedenti dovranno comunque superare i consueti controlli di idoneità, sicurezza e sanitari, ma l’esenzione elimina costi che variavano da 120 a 300 dollari USA, a seconda delle tabelle di reciprocità. Per un ingegnere IT bengalese o un imprenditore agritech ruandese, il risparmio è significativo, soprattutto considerando i familiari a carico.
La strategia di Delhi è duplice. Innanzitutto, l’esenzione sostiene l’agenda “Viksit Bharat, Viksit Vishwa” (India sviluppata, mondo sviluppato), che punta a fare del Paese un hub per le catene del valore del Sud Globale. In secondo luogo, supporta le aziende indiane che si affidano a specialisti a breve termine provenienti dai mercati vicini, spesso con budget di progetto limitati. Appaltatori EPC che costruiscono linee elettriche in Nepal o industrie tessili che importano tecnici qualificati dall’Etiopia ne trarranno vantaggio immediato.
I consulenti per la mobilità dovranno aggiornare le previsioni di costo per le missioni in entrata e rivedere le lettere di invito: sebbene la tariffa sia abolita, le missioni potrebbero richiedere la prova che il Paese di origine del viaggiatore applichi reciprocità o almeno non applichi costi eccessivi ai cittadini indiani. I datori di lavoro devono inoltre continuare a registrare i lavoratori stranieri sul portale e-FRRO entro 24 ore dall’arrivo.
I funzionari consolari di Budapest, che gestiscono Ungheria e Bosnia-Erzegovina, hanno confermato che l’esenzione è valida a livello globale e sarà integrata nel sistema e-Visa entro la fine del trimestre. Il Ministero degli Affari Esteri prevede di pubblicare un FAQ consolidato a febbraio.
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