
Il Ministero dell’Interno spagnolo ha registrato un calo drastico del 50,6% degli arrivi irregolari di migranti nel periodo gennaio-febbraio 2026 rispetto all’anno precedente. I dati diffusi dall’agenzia statale Servimedia il 3 marzo indicano che 4.520 persone sono giunte in territorio spagnolo via mare o terra, contro le 9.141 dello stesso periodo del 2025.
La diminuzione più marcata si è verificata sulle rotte atlantiche verso le Isole Canarie, dove gli arrivi sono crollati dell’82%, attestandosi a 1.274. Le autorità attribuiscono questo risultato all’ampliamento delle pattuglie congiunte con Marocco, Mauritania e Senegal, oltre alla sorveglianza in tempo reale tramite droni coordinata da Las Palmas. Al contrario, gli attraversamenti terrestri verso Ceuta e Melilla sono aumentati di oltre sette volte, raggiungendo quota 1.290, segno di un cambio tattico nelle reti di contrabbando.
Per i decisori politici, questi numeri rappresentano una boccata d’ossigeno in vista del ritardato lancio del Sistema biometrico di Entrata/Uscita dell’Unione Europea, ora previsto per settembre. Il calo dei salvataggi in mare riduce la pressione sui centri di accoglienza nell’arcipelago, ma l’impennata degli ingressi via terra sta mettendo sotto stress le risorse ai valichi di frontiera di Tarajal e Beni-Enzar.
I responsabili della mobilità aziendale dovrebbero notare che il minor traffico marittimo verso le Canarie ha liberato risorse della Guardia Civil per missioni di sicurezza aeroportuale nella penisola, potenzialmente riducendo le code durante il periodo di sovrapposizione tra vacanze e affari a Pasqua. Tuttavia, l’aumento del settecento percento a Ceuta aumenta il rischio di chiusure improvvise delle frontiere, che potrebbero interrompere i flussi di merci tra Andalusia e Nord Africa.
Le ONG avvertono che la tregua potrebbe essere temporanea: la calma primaverile del mare storicamente innesca nuove ondate di partenze, mentre l’instabilità nel Sahel potrebbe far tornare le rotte verso il corridoio atlantico.
La diminuzione più marcata si è verificata sulle rotte atlantiche verso le Isole Canarie, dove gli arrivi sono crollati dell’82%, attestandosi a 1.274. Le autorità attribuiscono questo risultato all’ampliamento delle pattuglie congiunte con Marocco, Mauritania e Senegal, oltre alla sorveglianza in tempo reale tramite droni coordinata da Las Palmas. Al contrario, gli attraversamenti terrestri verso Ceuta e Melilla sono aumentati di oltre sette volte, raggiungendo quota 1.290, segno di un cambio tattico nelle reti di contrabbando.
Per i decisori politici, questi numeri rappresentano una boccata d’ossigeno in vista del ritardato lancio del Sistema biometrico di Entrata/Uscita dell’Unione Europea, ora previsto per settembre. Il calo dei salvataggi in mare riduce la pressione sui centri di accoglienza nell’arcipelago, ma l’impennata degli ingressi via terra sta mettendo sotto stress le risorse ai valichi di frontiera di Tarajal e Beni-Enzar.
I responsabili della mobilità aziendale dovrebbero notare che il minor traffico marittimo verso le Canarie ha liberato risorse della Guardia Civil per missioni di sicurezza aeroportuale nella penisola, potenzialmente riducendo le code durante il periodo di sovrapposizione tra vacanze e affari a Pasqua. Tuttavia, l’aumento del settecento percento a Ceuta aumenta il rischio di chiusure improvvise delle frontiere, che potrebbero interrompere i flussi di merci tra Andalusia e Nord Africa.
Le ONG avvertono che la tregua potrebbe essere temporanea: la calma primaverile del mare storicamente innesca nuove ondate di partenze, mentre l’instabilità nel Sahel potrebbe far tornare le rotte verso il corridoio atlantico.
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