
La Svizzera è entrata nella fase cruciale della campagna sull’iniziativa del Partito Popolare Svizzero (SVP) che propone di fissare un tetto massimo di dieci milioni di abitanti nella Costituzione federale. Pubblicata domenica scorsa, una dettagliata spiegazione di Blue News illustra il meccanismo: il Consiglio federale dovrà intervenire una volta raggiunti i 9,5 milioni di residenti, restringendo le vie per l’asilo, il ricongiungimento familiare e la migrazione lavorativa. Se la soglia venisse superata prima del 2050, il governo sarebbe obbligato—dopo un periodo di grazia di due anni—a rescindere qualsiasi accordo internazionale ritenuto responsabile della crescita demografica, incluso esplicitamente l’accordo sulla libera circolazione con l’UE.
I sostenitori dell’iniziativa la presentano come una misura di sostenibilità, citando il consumo del suolo, l’aumento degli affitti e le infrastrutture sovraccariche. Sostengono che la prosperità economica sia compatibile con un’immigrazione controllata di circa 40.000 lavoratori qualificati all’anno, a condizione che vengano limitati i numeri di asilo e ricongiungimento familiare. Gli oppositori—una vasta coalizione che comprende governo, partiti centristi, sindacati e lobby imprenditoriali—parlano di una “iniziativa del caos”. A causa della cosiddetta clausola ghigliottina, la fine della libera circolazione comporterebbe automaticamente la cessazione di altri sei accordi bilaterali I su commercio, trasporti e cooperazione nella ricerca.
Gli economisti dell’Università di San Gallo stimano che il PIL potrebbe contrarsi fino all’1,6% annuo e che le carenze di manodopera in sanità, edilizia e turismo si aggraverebbero. Per i responsabili della mobilità internazionale le poste in gioco sono alte. Se l’iniziativa dovesse passare il 14 giugno, le aziende potrebbero dover affrontare nuove quote, test più severi sul mercato del lavoro e incertezze sulle procedure per i permessi di lavoro per il personale UE. La pianificazione delle missioni a lungo termine dovrebbe quindi includere analisi di scenario e alternative in paesi vicini. Si consiglia inoltre ai team HR di mantenere le popolazioni di espatriati sotto la soglia dei 12 mesi di permanenza, che contribuisce al totale dei residenti, almeno fino a quando non sarà chiara la legislazione attuativa.
I primi sondaggi indicano una competizione serrata, con i cantoni rurali orientati al “sì” e i centri economici urbani fortemente contrari. L’affluenza tra i 180.000 svizzeri all’estero—molti dei quali con esperienza diretta di mobilità internazionale—potrebbe rivelarsi decisiva.
I sostenitori dell’iniziativa la presentano come una misura di sostenibilità, citando il consumo del suolo, l’aumento degli affitti e le infrastrutture sovraccariche. Sostengono che la prosperità economica sia compatibile con un’immigrazione controllata di circa 40.000 lavoratori qualificati all’anno, a condizione che vengano limitati i numeri di asilo e ricongiungimento familiare. Gli oppositori—una vasta coalizione che comprende governo, partiti centristi, sindacati e lobby imprenditoriali—parlano di una “iniziativa del caos”. A causa della cosiddetta clausola ghigliottina, la fine della libera circolazione comporterebbe automaticamente la cessazione di altri sei accordi bilaterali I su commercio, trasporti e cooperazione nella ricerca.
Gli economisti dell’Università di San Gallo stimano che il PIL potrebbe contrarsi fino all’1,6% annuo e che le carenze di manodopera in sanità, edilizia e turismo si aggraverebbero. Per i responsabili della mobilità internazionale le poste in gioco sono alte. Se l’iniziativa dovesse passare il 14 giugno, le aziende potrebbero dover affrontare nuove quote, test più severi sul mercato del lavoro e incertezze sulle procedure per i permessi di lavoro per il personale UE. La pianificazione delle missioni a lungo termine dovrebbe quindi includere analisi di scenario e alternative in paesi vicini. Si consiglia inoltre ai team HR di mantenere le popolazioni di espatriati sotto la soglia dei 12 mesi di permanenza, che contribuisce al totale dei residenti, almeno fino a quando non sarà chiara la legislazione attuativa.
I primi sondaggi indicano una competizione serrata, con i cantoni rurali orientati al “sì” e i centri economici urbani fortemente contrari. L’affluenza tra i 180.000 svizzeri all’estero—molti dei quali con esperienza diretta di mobilità internazionale—potrebbe rivelarsi decisiva.
Fonte: blue News