
Un nuovo rapporto della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM), analizzato da The Local, rivela che la Svizzera ha rilasciato 542.968 visti Schengen per soggiorni brevi lo scorso anno, superando ogni precedente periodo di 12 mesi. I dati, pubblicati il 13 aprile, arrivano in un momento delicato: i mercati del lavoro sono tesi e le aziende svizzere cercano talenti stranieri, mentre la campagna referendaria del prossimo giugno “No ai dieci milioni” punta a limitare l’immigrazione.
Gli indiani rappresentano la maggioranza con 221.629 visti, seguiti da cittadini di Cina, Thailandia e Turchia. Il turismo resta il principale motore, ma la SEM sottolinea che la voce “affari” ha superato quella “visita familiare” come seconda motivazione più frequente, a testimonianza della ripresa degli scambi commerciali in presenza dopo le restrizioni pandemiche.
La stagionalità è marcata: quasi la metà dei visti è stata rilasciata tra aprile e luglio, con maggio che da solo ha superato i 69.000 permessi, periodo che coincide con l’alta stagione dei centri congressi svizzeri e l’avvicinarsi del turismo estivo.
Per i responsabili della mobilità aziendale, questi numeri hanno due implicazioni: innanzitutto, gli appuntamenti estivi presso i consolati svizzeri saranno limitati, quindi i team HR dovrebbero avviare con largo anticipo le pratiche per permessi di lavoro e visti d’affari. In secondo luogo, le polizie di frontiera di Ginevra e Zurigo dovranno gestire un maggior flusso di cittadini di paesi terzi proprio mentre l’implementazione del Sistema Europeo di Informazione e Autorizzazione ai Viaggi (EES) mette sotto pressione le risorse.
Sul piano politico, i dati alimenteranno entrambe le fazioni del dibattito sull’immigrazione: i gruppi pro-business sostengono che l’aumento dimostra l’attrattività della Svizzera e la necessità di mantenere canali aperti, mentre i restrizionisti vedranno nel mezzo milione di visti un segnale della crescente pressione demografica. In ogni caso, la domanda di visti non accenna a diminuire mentre il Paese si prepara a una intensa stagione turistica nel 2026.
Gli indiani rappresentano la maggioranza con 221.629 visti, seguiti da cittadini di Cina, Thailandia e Turchia. Il turismo resta il principale motore, ma la SEM sottolinea che la voce “affari” ha superato quella “visita familiare” come seconda motivazione più frequente, a testimonianza della ripresa degli scambi commerciali in presenza dopo le restrizioni pandemiche.
La stagionalità è marcata: quasi la metà dei visti è stata rilasciata tra aprile e luglio, con maggio che da solo ha superato i 69.000 permessi, periodo che coincide con l’alta stagione dei centri congressi svizzeri e l’avvicinarsi del turismo estivo.
Per i responsabili della mobilità aziendale, questi numeri hanno due implicazioni: innanzitutto, gli appuntamenti estivi presso i consolati svizzeri saranno limitati, quindi i team HR dovrebbero avviare con largo anticipo le pratiche per permessi di lavoro e visti d’affari. In secondo luogo, le polizie di frontiera di Ginevra e Zurigo dovranno gestire un maggior flusso di cittadini di paesi terzi proprio mentre l’implementazione del Sistema Europeo di Informazione e Autorizzazione ai Viaggi (EES) mette sotto pressione le risorse.
Sul piano politico, i dati alimenteranno entrambe le fazioni del dibattito sull’immigrazione: i gruppi pro-business sostengono che l’aumento dimostra l’attrattività della Svizzera e la necessità di mantenere canali aperti, mentre i restrizionisti vedranno nel mezzo milione di visti un segnale della crescente pressione demografica. In ogni caso, la domanda di visti non accenna a diminuire mentre il Paese si prepara a una intensa stagione turistica nel 2026.
Fonte: The Local Switzerland
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