
In un incontro informale al margine del vertice del Consiglio europeo ad Ayia Napa, il 24-25 aprile, i leader di Cipro, Grecia, Italia e Malta hanno lanciato l’allarme: i conflitti in Medio Oriente potrebbero scatenare un’ondata di sfollati simile a quella del 2015. In una dichiarazione congiunta, i quattro Paesi di prima linea hanno chiesto a Bruxelles di approvare in anticipo misure d’emergenza, che vanno dai trasferimenti obbligatori alla sospensione temporanea del Regolamento di Dublino. Il presidente Nikos Christodoulides ha sottolineato che l’UE deve essere pronta ad attivare l’articolo 42.7, la clausola di mutua assistenza del blocco, qualora la pressione migratoria venga usata come minaccia ibrida. La premier italiana Giorgia Meloni ha diffuso un documento riservato con proposte per centri di screening marittimo rapidi e un programma centralizzato di voli charter per i rimpatri. Pur non essendo state prese decisioni vincolanti, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha incaricato la Commissione di preparare un kit di strumenti per la crisi entro giugno. Gli analisti ritengono che la dichiarazione aumenti le probabilità di controlli provvisori alle frontiere interne di Schengen in caso di picco di arrivi quest’estate, un aspetto che compagnie aeree e tour operator seguiranno con attenzione. Per Cipro, la dichiarazione rafforza la posizione negoziale nella richiesta di maggiori fondi UE per migliorare i centri di accoglienza e le missioni Frontex nella zona cuscinetto. Le imprese con personale transfrontaliero sono invitate a monitorare i prossimi incontri del Consiglio, poiché un intervento a livello UE potrebbe modificare rapidamente le priorità per il rilascio dei visti e le regole di responsabilità dei vettori. Le associazioni della società civile hanno criticato la dichiarazione per il suo focus sulla deterrenza, ma gli Stati membri più esposti alla migrazione insistono che senza un piano d’emergenza credibile il nuovo Patto sarà politicamente insostenibile.
Fonte: eKathimerini
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