
La piattaforma popolare ‘Regularización Ya’ e oltre 200 organizzazioni per i diritti dei migranti hanno tenuto lunedì conferenze stampa simultanee a Madrid e Barcellona, avvertendo che le “fake news” e i rallentamenti amministrativi mettono a rischio la nuova regolarizzazione straordinaria in Spagna. Dal momento che il decreto è entrato in vigore il 22 aprile, sui social media sono circolate voci infondate secondo cui il processo sarebbe già sospeso, inducendo alcuni migranti idonei a rimandare la presentazione delle domande. La coalizione ha sottolineato che il portale per le domande è ancora attivo e che le entità di supporto stanno “lavorando senza sosta” per aiutare i richiedenti a raccogliere certificati di buona condotta, prova di assicurazione sanitaria e certificati di residenza, tutti documenti obbligatori. I volontari hanno segnalato attese fino a sei ore per appuntamenti presso l’Ufficio Stranieri di Madrid e hanno chiesto al Ministero dell’Inclusione e della Migrazione di aumentare il personale. I team di mobilità aziendale dovrebbero considerare che il decreto consente ai richiedenti di trasformare il nuovo permesso di soggiorno umanitario di 12 mesi in autorizzazioni di lavoro standard dopo sei mesi di impiego formale. Questo crea un bacino di talenti futuro a cui le aziende possono attingere legalmente, soprattutto in settori con carenze come l’assistenza agli anziani, l’edilizia e la consegna di cibo. Le ONG hanno esortato le aziende a concedere permessi retribuiti ai lavoratori idonei per completare le pratiche e a non richiedere la prova dell’autorizzazione al lavoro fino al rilascio delle nuove carte di soggiorno, previsto per fine luglio. Il mancato rispetto potrebbe esporre le imprese a denunce per discriminazione ai sensi della Legge spagnola sull’Uguaglianza. In vista dell’udienza della Corte Suprema, ‘Regularización Ya’ annuncia l’organizzazione di carovane informative in 15 città per contrastare la disinformazione. Gli osservatori paragonano questa mobilitazione alla sanatoria italiana del 2020, dove la pressione della società civile si rivelò decisiva per garantire l’esito prima della scadenza dei termini.
Fonte: Europa Press
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