
Le autorità di frontiera brasiliane hanno rinnovato l’avviso che i passaporti presentati all’arrivo devono avere una validità residua di almeno sei mesi, indipendentemente dalla durata del soggiorno richiesta all’immigrazione. La precisazione, pubblicata l’11 giugno 2026 dopo diversi casi di rifiuto da parte delle compagnie aeree negli aeroporti di partenza in Europa e Stati Uniti, allinea il Brasile al cosiddetto “club dei 6 mesi” adottato dagli Stati Uniti e da molti Paesi dell’UE. La Coordinazione Generale dell’Immigrazione (CGPI) spiega che la misura è stata adottata a seguito di un aumento di passeggeri con documenti prossimi alla scadenza, che poi venivano rifiutati al rientro dopo viaggi regionali. Secondo le nuove direttive, le compagnie aeree che operano verso il Brasile dovranno applicare la regola dei sei mesi al momento del check-in; il mancato rispetto potrà comportare multe fino a 10.000 R$ per ogni viaggiatore non ammesso e l’obbligo per la compagnia di rimpatriare il passeggero a proprie spese. Per le multinazionali brasiliane che spostano personale all’interno del Mercosur e verso l’emisfero nord, l’annuncio impone ai responsabili della mobilità di rivedere immediatamente le checklist interne. Sebbene la maggior parte delle policy aziendali già richieda una validità di sei mesi, le eccezioni concesse durante l’accumulo di richieste di passaporti tra il 2021 e il 2024 sono ancora presenti nei sistemi HR. Si consiglia ai team di viaggio di effettuare controlli automatici sui dati HRIS per segnalare i documenti in scadenza prima di dicembre 2026. Le implicazioni pratiche riguardano anche i familiari con visti di assegnazione: se i passaporti dei familiari scadono sotto i sei mesi durante il soggiorno in Brasile, non potranno rientrare dopo una vacanza all’estero senza prima ottenere un nuovo passaporto. I fornitori di servizi di mobilità raccomandano alle aziende di aggiungere un “margine di validità” di nove mesi per evitare rinnovi dell’ultimo minuto presso consolati sovraccarichi. Gli avvocati specializzati in immigrazione sottolineano che la misura non modifica l’esenzione dal visto turistico di 90 giorni per la maggior parte delle nazionalità, ma offre alle compagnie aeree locali ulteriori motivi per negare l’imbarco su tratte nazionali collegate a voli internazionali. I datori di lavoro dovrebbero aggiornare di conseguenza gli strumenti di approvazione pre-viaggio e informare i viaggiatori prima del picco estivo nell’emisfero sud.
Fonte: El Cronista (U.S. edition)
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