
Da oggi, la Spagna non concederà più né rinnoverà i permessi di soggiorno per motivi umanitari, una categoria largamente utilizzata dai cittadini venezuelani fuggiti dalla crisi politica ed economica del loro paese. La modifica, pubblicata in una circolare del Ministero dell’Interno citata dall’agenzia di stampa Europa Press, chiude una via che ha beneficiato oltre 190.000 persone dal 2019. D’ora in poi, i titolari venezuelani del permesso umanitario biennale dovranno passare a un’altra categoria di soggiorno — ricongiungimento familiare, lavoro, imprenditoria o la molto richiesta via del nomade digitale — al momento della scadenza della loro carta. Gli uffici immigrazione sono stati incaricati di accettare domande tardive fino al 12 settembre 2026, ma solo se i richiedenti dimostrano di aver avviato il cambio di categoria prima della data limite odierna. La decisione riflette l’allineamento della Spagna con il nuovo regolamento europeo sull’asilo, che privilegia la protezione temporanea e i rimpatri più rapidi rispetto a soggiorni umanitari a tempo indeterminato. Le autorità sostengono che il miglioramento della sicurezza in Venezuela e la riapertura dei voli diretti Madrid-Caracas eliminano le circostanze eccezionali che giustificavano lo status umanitario generalizzato. Per i datori di lavoro, la questione immediata è la retention dei talenti. Molti venezuelani con permessi umanitari lavorano già secondo le regole di accesso al mercato del lavoro spagnolo e coprono carenze nei settori dell’ospitalità, IT e sanità. I consulenti per la mobilità raccomandano di sponsorizzare il personale interessato per permessi professionali altamente qualificati o per il soggiorno da nomade digitale previsto dalla Start-up Law prima della scadenza delle carte esistenti. Le aziende possono anche valutare l’articolo 124.2 del Regolamento sull’Immigrazione spagnolo, che consente un permesso di lavoro di un anno per “circostanze eccezionali” se il lavoratore dimostra 12 mesi di residenza continuativa. Le ONG mettono in guardia su un sovraccarico burocratico: gli uffici regionali contano in media solo 15 funzionari dell’immigrazione, e i portali per appuntamenti a Madrid e Valencia mostrano già disponibilità a settembre. Il Ministero dell’Interno annuncia il trasferimento di 80 funzionari da unità di polizia meno utilizzate per far fronte all’aumento delle richieste, ma gli operatori dubitano che questa misura temporanea sia sufficiente.
Fonte: Europa Press
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