
Con effetto immediato dal 12 giugno, la Spagna non concederà più né rinnoverà i permessi di soggiorno umanitari annuali, ampiamente utilizzati dai cittadini venezuelani il cui diritto d’asilo è stato respinto. Una circolare del Ministero dell’Interno, visionata da Europa Press, spiega che questa categoria—creata nel 2019—rischia ora di creare “confusione” con gli status di protezione a livello UE previsti dal nuovo Patto su Migrazione e Asilo e deve quindi essere gradualmente eliminata. Fino ad oggi, la Spagna ha rilasciato decine di migliaia di carte umanitarie ogni anno, che garantivano ai titolari il diritto al lavoro, l’accesso al sistema sanitario pubblico e, in seguito, la possibilità di ottenere permessi di soggiorno e lavoro standard. Secondo il Rapporto sulla Sicurezza Nazionale 2025, i venezuelani rappresentavano quasi il 60% di tutte le richieste d’asilo presentate lo scorso anno (circa 85.600) e hanno beneficiato in modo sproporzionato di questa via umanitaria. Il Ministero dell’Interno propone una fase di transizione: i titolari possono convertire il loro permesso in un’altra categoria di immigrazione—più comunemente il permesso di lavoro e soggiorno regolare—secondo la riforma del Regolamento sull’Immigrazione prevista per aprile 2026. Per i datori di lavoro, questo cambiamento improvviso ha due facce: da un lato elimina un canale a basso costo per assumere talenti venezuelani già residenti in Spagna, dall’altro chiarisce lo status dopo anni di ambiguità tra percorsi umanitari e occupazionali. I team HR dovrebbero verificare i dipendenti con permessi in scadenza nei prossimi dodici mesi e avviare le procedure di conversione (cita previa + modifica online) almeno tre mesi prima della scadenza per evitare interruzioni nella copertura previdenziale. Le organizzazioni della comunità venezuelana temono che i richiedenti ancora in attesa di una prima decisione vedranno scomparire la loro “rete di sicurezza” umanitaria. Gli avvocati specializzati in immigrazione, tuttavia, sottolineano che la riforma dell’Articolo 200 del Regolamento sull’Immigrazione consente ora ai richiedenti asilo respinti di richiedere direttamente permessi di lavoro regolari dopo sei mesi di residenza continuativa, a condizione che abbiano un’offerta di lavoro che rispetti i minimi salariali. Dal punto di vista geopolitico, la decisione allinea la Spagna alla spinta dell’UE a limitare gli status umanitari nazionali che potrebbero compromettere una politica di asilo armonizzata. Invia inoltre un messaggio ad altre grandi comunità di diaspora—come colombiani e maliani—che i percorsi eccezionali saranno ridotti man mano che il patto si consolida.
Fonte: Europa Press
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