
In un dibattito televisivo trasmesso la sera del 14 giugno 2026, il presidente della Camera dei Deputati ceca, Tomio Okamura (SPD), ha chiesto al governo di revocare lo status di protezione temporanea che ha permesso a circa 400.000 ucraini di vivere e lavorare in Repubblica Ceca dall’invasione russa su larga scala. Okamura ha sostenuto che la misura, adottata inizialmente come risposta d’emergenza nel marzo 2022, ha ormai esaurito la sua funzione e sta causando tensioni sociali, affermando che “i residenti locali si lamentano” per l’entità degli arrivi e il costo dei sussidi. Le figure di spicco dei partiti di governo hanno subito respinto la proposta. Il ministro dei Trasporti Martin Kupka (ODS) ha citato dati del Ministero dell’Interno che mostrano come oltre 175.000 ucraini titolari di protezione temporanea siano formalmente occupati e paghino tasse ceche, mentre un’altra larga fetta sono bambini iscritti nelle scuole locali. I gruppi imprenditoriali hanno aggiunto che la manodopera ucraina è diventata indispensabile nei settori dell’edilizia, della sanità e dell’assistenza sociale, che soffrono di carenze croniche di competenze. L’intervento di Okamura arriva a poche settimane dal dibattito in Camera su un disegno di legge governativo che mira a inasprire alcuni aspetti del cosiddetto pacchetto “Lex Ucraina” — principalmente introducendo un controllo più rigoroso sull’idoneità ai benefici e sanzioni più severe per le recidive — ma che prevede anche di estendere la protezione fino a marzo 2027, in linea con una decisione attesa del Consiglio UE. Gli esperti di mobilità lavorativa avvertono che la revoca della protezione temporanea scatenerebbe un’ondata di richieste individuali di immigrazione che la Polizia stranieri ceca e le ambasciate non sono attrezzate a gestire. Le aziende che impiegano personale ucraino si troverebbero ad affrontare costose conversioni dei permessi di lavoro, possibili ritardi nei progetti e un aumento del rischio di non conformità. Al contrario, mantenere l’attuale regime aiuta la Repubblica Ceca a rispettare le soglie di solidarietà previste dal patto migratorio UE, esentando Praga dalle quote obbligatorie di ricollocamento per i richiedenti asilo che arrivano in altre parti del blocco. Per i responsabili della mobilità aziendale, l’episodio sottolinea la volatilità del clima politico intorno ai programmi umanitari su larga scala e l’importanza di una pianificazione di emergenza. Si consiglia ai datori di lavoro di verificare lo status di residenza dei dipendenti ucraini, prevedere nel budget eventuali transizioni di permessi e monitorare il calendario parlamentare; la prima lettura della modifica è prevista prima della pausa estiva.
Fonte: RBC-Ukraine