
Il Commissario UE per gli Affari Interni, Magnus Brunner (Austria), ha difeso un incontro a porte chiuse a Bruxelles con funzionari talebani, volto a migliorare la cooperazione sul rimpatrio di cittadini afghani senza status legale in Europa. I critici, tra cui il Partito Verde austriaco, accusano i colloqui di legittimare un regime che reprime i diritti delle donne. Brunner ha chiarito che la sessione, a cui hanno partecipato delegati di 15 Stati membri, era “pura tecnica” e si è concentrata sui protocolli di verifica dell’identità e sul rilascio di documenti di viaggio, prerequisiti per le espulsioni. Ha respinto le accuse secondo cui lo scambio equivalga a un riconoscimento diplomatico dei talebani. L’Austria è stata tra i 20 Paesi UE che lo scorso ottobre hanno sollecitato la Commissione a esplorare nuove modalità di rimpatrio con Kabul. L’iniziativa ha acquisito urgenza a fronte dell’aumento di afghani respinti nelle richieste d’asilo ma difficili da rimpatriare a causa della mancata collaborazione delle autorità afghane. Per i datori di lavoro, la direzione politica suggerisce che il personale afghano con precedenti penali o domande respinte potrebbe affrontare un’espulsione accelerata una volta definiti i dettagli logistici del rimpatrio. I reparti HR dovrebbero monitorare lo stato dei singoli casi e fornire riferimenti per assistenza legale quando necessario. La controversia potrebbe complicare le trattative a livello UE sul più ampio Patto su Asilo e Migrazione, in vigore dal 1° luglio. Le aziende che fanno affidamento sulla mobilità intra-UE di talenti afghani devono prepararsi a controlli documentali più rigorosi e possibili tempi più lunghi per il rinnovo dei permessi di soggiorno.
Fonte: ORF.at
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