
In una misura che potrebbe rivoluzionare significativamente il sistema di controllo dell’immigrazione in Austria, il governo di coalizione ha annunciato il 24 giugno 2026 che i cittadini stranieri che hanno scontato la pena minima in carcere saranno in futuro espulsi direttamente dalla detenzione, senza essere prima trasferiti in custodia amministrativa né dover dare il loro consenso. La modifica, inserita in un più ampio emendamento alla Strafvollzugsgesetz (Legge sull’esecuzione penale), è stata presentata dopo la riunione del Consiglio dei Ministri di mercoledì dai ministri dell’Interno Gerhard Karner (ÖVP), della Giustizia Anna Sporrer (SPÖ) e dal capogruppo parlamentare dei NEOS Yannick Shetty.
Secondo le norme attuali, l’espulsione richiede il consenso scritto del detenuto e un ulteriore periodo in “Schubhaft” (detenzione per motivi di immigrazione), una procedura che le autorità definiscono burocratica e costosa. La riforma si applicherà ai detenuti già soggetti a un ordine di divieto di ingresso; restano esclusi coloro condannati per reati gravi di natura violenta, sessuale o terroristica. Le stime governative indicano che fino a 300 espulsioni all’anno potrebbero essere accelerate, alleviando il sovraffollamento cronico delle carceri – attualmente al 108% della capacità – e risparmiando milioni di euro in costi di detenzione.
Per i responsabili della mobilità internazionale, la proposta comporta due implicazioni pratiche. Primo, le aziende che impiegano stranieri con permessi di lavoro potrebbero dover affrontare controlli più rigorosi sui precedenti penali al momento del rinnovo o del patrocinio dei visti. Secondo, qualsiasi dipendente che perda lo status di soggiorno legale a causa di una condanna penale potrà essere espulso più rapidamente, riducendo i tempi per ricorsi o richieste umanitarie. Gli avvocati specializzati in immigrazione raccomandano quindi revisioni preventive della conformità e la presentazione immediata di ricorsi non appena viene notificato l’ordine di espulsione.
Le ONG per i diritti umani avvertono che le espulsioni automatiche post-pena potrebbero violare i principi di proporzionalità e garanzie di giusto processo, soprattutto se le verifiche sui legami familiari o sulle richieste di asilo vengono effettuate in modo frettoloso. Il Ministero della Giustizia assicura che ogni caso sarà comunque esaminato singolarmente e che le nuove regole entreranno in vigore il 1° novembre 2026, dopo una consultazione pubblica di sei settimane.
La linea più dura dell’Austria riflette una tendenza europea più ampia a collegare l’applicazione delle leggi penali e quelle sull’immigrazione. Germania e Svezia hanno introdotto percorsi simili “dal carcere all’aereo”, mentre i ministri dell’Interno dell’UE hanno esortato gli Stati membri a “incrementare drasticamente” i rimpatri di cittadini di paesi terzi con ordini di espulsione definitivi entro il 2027.
Secondo le norme attuali, l’espulsione richiede il consenso scritto del detenuto e un ulteriore periodo in “Schubhaft” (detenzione per motivi di immigrazione), una procedura che le autorità definiscono burocratica e costosa. La riforma si applicherà ai detenuti già soggetti a un ordine di divieto di ingresso; restano esclusi coloro condannati per reati gravi di natura violenta, sessuale o terroristica. Le stime governative indicano che fino a 300 espulsioni all’anno potrebbero essere accelerate, alleviando il sovraffollamento cronico delle carceri – attualmente al 108% della capacità – e risparmiando milioni di euro in costi di detenzione.
Per i responsabili della mobilità internazionale, la proposta comporta due implicazioni pratiche. Primo, le aziende che impiegano stranieri con permessi di lavoro potrebbero dover affrontare controlli più rigorosi sui precedenti penali al momento del rinnovo o del patrocinio dei visti. Secondo, qualsiasi dipendente che perda lo status di soggiorno legale a causa di una condanna penale potrà essere espulso più rapidamente, riducendo i tempi per ricorsi o richieste umanitarie. Gli avvocati specializzati in immigrazione raccomandano quindi revisioni preventive della conformità e la presentazione immediata di ricorsi non appena viene notificato l’ordine di espulsione.
Le ONG per i diritti umani avvertono che le espulsioni automatiche post-pena potrebbero violare i principi di proporzionalità e garanzie di giusto processo, soprattutto se le verifiche sui legami familiari o sulle richieste di asilo vengono effettuate in modo frettoloso. Il Ministero della Giustizia assicura che ogni caso sarà comunque esaminato singolarmente e che le nuove regole entreranno in vigore il 1° novembre 2026, dopo una consultazione pubblica di sei settimane.
La linea più dura dell’Austria riflette una tendenza europea più ampia a collegare l’applicazione delle leggi penali e quelle sull’immigrazione. Germania e Svezia hanno introdotto percorsi simili “dal carcere all’aereo”, mentre i ministri dell’Interno dell’UE hanno esortato gli Stati membri a “incrementare drasticamente” i rimpatri di cittadini di paesi terzi con ordini di espulsione definitivi entro il 2027.
Fonte: ORF News
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