
Il Consiglio dei Ministri polacco ha nuovamente prorogato il regolamento eccezionale che sospende il diritto di presentare domanda di asilo presso i posti di frontiera lungo i 418 chilometri di confine con la Bielorussia. Il nuovo decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 30 giugno, estende la misura per altri 60 giorni, questa volta fino al 20 luglio 2026, motivando la decisione con la «continua strumentalizzazione della migrazione» da parte di Minsk e i persistenti attacchi ibridi contro le forze polacche. Si tratta della settima proroga dall’entrata in vigore del meccanismo, avvenuta nel marzo 2025. Secondo il Ministero dell’Interno, la politica ha ridotto i tentativi di attraversamento irregolare e «portato a zero il numero mensile di ingressi riusciti» nel primo trimestre del 2026. Le statistiche riportate nella nota esplicativa indicano che dal 27 marzo 2025 al 26 maggio 2026 le guardie di frontiera hanno rifiutato 480 domande, mentre ne hanno esaminate 141 provenienti da gruppi vulnerabili, ai quali è stata concessa un’esenzione. Le ONG per i diritti umani sostengono che la misura violi l’articolo 56 della Costituzione polacca e la Convenzione di Ginevra del 1951, denunciando che i rifugiati vengono respinti senza un giusto processo. Diverse organizzazioni si stanno preparando a impugnare la proroga davanti alla Corte Suprema Amministrativa polacca e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Per i datori di lavoro multinazionali, la continuazione della misura implica che il personale in transito via Bielorussia o proveniente da est potrebbe affrontare controlli più severi e tempi di attesa più lunghi al valico ferroviario di Terespol e ai valichi stradali di Kuznica e Bobrowniki, gli unici punti in cui attualmente viene gestito un traffico commerciale limitato. Le aziende che trasferiscono talenti non appartenenti all’UE dovrebbero quindi indirizzare i nuovi arrivi attraverso gli aeroporti di Varsavia Chopin o Rzeszów Jasionka, verificando che i titolari di visti umanitari siano in possesso di documentazione che attesti l’esenzione prima del viaggio.
Fonte: Rzeczpospolita