
La ministra belga per l'Asilo e la Migrazione, Anneleen Van Bossuyt (N-VA), ha annunciato un secondo taglio al cosiddetto “Brussels Deal”, eliminando ulteriori 700 posti di accoglienza per richiedenti asilo nella capitale. La decisione, resa nota il 16 luglio e confermata in una conferenza stampa venerdì, si aggiunge ai 300 posti già ritirati a fine giugno, riducendo la capacità finanziata a livello federale per uomini non accompagnati da 2.000 a soli 1.000 letti. Il Brussels Deal, siglato nel 2022, prevede un trasferimento di 47 milioni di euro all’anno dal Governo Federale alla Regione di Bruxelles-Capitale per compensare la rete nazionale sovraccarica di Fedasil. Van Bossuyt sostiene che le liste d’attesa sono diminuite e che “i soldi dei contribuenti non devono finanziare letti vuoti”, sottolineando che metà degli uomini rimasti sono attualmente ospitati da amici o familiari. I ministri regionali di Bruxelles hanno reagito con rabbia. Il ministro del Welfare regionale, Ahmed Laaouej (PS), ha avvertito di una “crisi sociale” imminente, accusando il Governo Federale di aver imposto alla regione un “fatto compiuto”. Il ministro delle Finanze, Dirk De Smedt, ha definito la decisione un “attacco totale a Bruxelles”, prevedendo un sovraffollamento nei già saturi rifugi per senzatetto. Per i responsabili della mobilità globale e le ONG che supportano rifugiati aziendali e personale umanitario, questa brusca riduzione della capacità solleva preoccupazioni pratiche. Meno posti di accoglienza significano viaggi più lunghi per appuntamenti legali e medici, maggiore pressione sul mercato degli alloggi a breve termine e potenziali rischi reputazionali per le aziende che trasferiscono dipendenti vulnerabili. I consulenti legali segnalano che i richiedenti asilo trasferiti fuori Bruxelles potrebbero incontrare ritardi nell’accesso ai servizi vicino all’Ufficio Immigrazione di Boulevard Pacheco. Van Bossuyt dichiara l’intenzione di porre fine al Brussels Deal entro fine anno, una volta che Fedasil avrà ampliato le sistemazioni alternative. La fattibilità di questa tempistica è ancora dibattuta, ma le aziende che lavorano con talenti legati all’asilo o con personale umanitario in distacco dovrebbero prepararsi a una disponibilità abitativa più limitata a Bruxelles e monitorare eventuali ulteriori cambiamenti politici dopo la pausa estiva.
Fonte: The Brussels Times
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