
In una cronologia pubblicata il 2 agosto, Cadena SER riporta che il Ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha dichiarato che “circa 48.000 persone” entrate irregolarmente a Ceuta il 31 luglio sono ora “tornate volontariamente” in Marocco. Se confermato, questo dato significherebbe che la Spagna ha gestito o scortato circa 1.000 rimpatri all’ora nei primi due giorni dell’emergenza. Le autorità attribuiscono questo massiccio ritorno al rapido dispiegamento di ulteriori agenti antisommossa, a messaggi persuasivi diffusi tramite altoparlanti e alla coordinazione con i gendarmi marocchini. Le ONG mettono in dubbio i numeri, sostenendo che molti dei rimpatriati non sono mai stati formalmente identificati né sottoposti a controlli per l’asilo. Per i datori di lavoro, questa statistica è importante perché influenza la durata delle misure straordinarie di controllo. Il Ministero dell’Interno sostiene che, con Ceuta “quasi tornata alla normalità”, misure come i controlli selettivi all’italiana e la barriera galleggiante spagnola potrebbero essere revocate prima, riducendo gli effetti a catena su trasporti e turismo. Tuttavia, lo scetticismo degli osservatori per i diritti umani potrebbe spingere le istituzioni europee a verificare la conformità della Spagna agli obblighi di giusto processo, prolungando potenzialmente l’incertezza legale. Qualunque sia il conteggio finale, l’episodio dimostra la capacità operativa che Madrid può mobilitare in tempi brevi, un dato cruciale per i responsabili della gestione del rischio che pianificano evacuazioni del personale o risposte a emergenze in Spagna.
Fonte: Cadena SER