
In una mossa a sorpresa annunciata la mattina del 4 agosto 2026, l’Amministrazione Nazionale per l’Immigrazione della Cina (NIA) ha svelato la più grande riforma del suo programma di transito senza visto (TWOV) degli ultimi dieci anni. Con effetto immediato, i passeggeri stranieri idonei potranno ora soggiornare nel Paese fino a 240 ore—dieci giorni interi—senza dover ottenere un visto in anticipo. La precedente normativa limitava il transito senza visto a 72 o 144 ore a seconda della località.
L’espansione è ampia anche dal punto di vista geografico. Ventuno aeroporti aggiuntivi sono stati approvati come punti di ingresso e uscita, portando il totale da 39 a 60 e, cosa fondamentale, estendendo la copertura a 24 regioni di livello provinciale. Tra le nuove destinazioni figurano importanti porte turistiche come Wenzhou, Hefei, Fuzhou, Nanning e Sanya, oltre al nuovissimo Aeroporto Internazionale Chengdu Tianfu nel Sichuan.
In tre delle cinque province appena aggiunte—Anhui, Hainan e Guizhou—i viaggiatori in transito potranno muoversi liberamente in tutta la provincia, senza essere limitati a una sola città. Le autorità spiegano che la finestra temporale più ampia permetterà ai passeggeri di pianificare itinerari multi-città e di collegarsi con le reti ferroviarie ad alta velocità interne, un’opzione finora poco praticabile per molti viaggiatori d’affari.
“Le 240 ore di permanenza offrono ai dirigenti il tempo necessario per visitare due o tre siti produttivi prima di proseguire il viaggio,” ha dichiarato Li Liang, responsabile della logistica per un fornitore automobilistico tedesco con stabilimenti ad Anhui e Sichuan. Le multinazionali chiedevano da tempo questa flessibilità, sin da quando la Cina ha iniziato a sperimentare le 144 ore di transito nel 2016.
Dal punto di vista pratico, la nuova politica promette di dare una spinta ai settori delle convention, fiere commerciali e MICE (meeting, incentivi, conferenze, esposizioni), che dipendono da visite rapide e organizzate. Gli organizzatori della China Hair Expo di Guangzhou, per esempio, hanno subito aggiornato il loro portale per i visitatori, evidenziando le nuove regole più flessibili e sottolineando che ora gli ospiti stranieri possono entrare da uno qualsiasi dei 60 porti e attraversare i confini provinciali nelle aree previste.
Le compagnie aeree sono attese a seguire l’esempio con campagne di marketing mirate e tariffe integrate che utilizzano Shanghai, Pechino, Guangzhou o Chengdu come hub regionali. Per i responsabili della mobilità aziendale, il messaggio principale è velocità e semplicità: non sono più necessari appuntamenti consolari prima del viaggio; basta presentare un passaporto di uno dei 54 Paesi ammessi, un biglietto di proseguimento verso una terza destinazione e la scheda di arrivo compilata.
Tuttavia, le aziende dovranno aggiornare le procedure di approvazione dei viaggi per garantire che gli itinerari restino entro le province designate e che il limite delle 240 ore non venga superato, poiché le autorità hanno chiarito che i soggiorni oltre il termine previsto comporteranno sanzioni.
Nel complesso, la mossa è interpretata come un segnale forte da parte di Pechino, che vuole rilanciare gli scambi tra persone e rassicurare gli investitori stranieri sul fatto che la Cina è di nuovo “aperta agli affari”.
L’espansione è ampia anche dal punto di vista geografico. Ventuno aeroporti aggiuntivi sono stati approvati come punti di ingresso e uscita, portando il totale da 39 a 60 e, cosa fondamentale, estendendo la copertura a 24 regioni di livello provinciale. Tra le nuove destinazioni figurano importanti porte turistiche come Wenzhou, Hefei, Fuzhou, Nanning e Sanya, oltre al nuovissimo Aeroporto Internazionale Chengdu Tianfu nel Sichuan.
In tre delle cinque province appena aggiunte—Anhui, Hainan e Guizhou—i viaggiatori in transito potranno muoversi liberamente in tutta la provincia, senza essere limitati a una sola città. Le autorità spiegano che la finestra temporale più ampia permetterà ai passeggeri di pianificare itinerari multi-città e di collegarsi con le reti ferroviarie ad alta velocità interne, un’opzione finora poco praticabile per molti viaggiatori d’affari.
“Le 240 ore di permanenza offrono ai dirigenti il tempo necessario per visitare due o tre siti produttivi prima di proseguire il viaggio,” ha dichiarato Li Liang, responsabile della logistica per un fornitore automobilistico tedesco con stabilimenti ad Anhui e Sichuan. Le multinazionali chiedevano da tempo questa flessibilità, sin da quando la Cina ha iniziato a sperimentare le 144 ore di transito nel 2016.
Dal punto di vista pratico, la nuova politica promette di dare una spinta ai settori delle convention, fiere commerciali e MICE (meeting, incentivi, conferenze, esposizioni), che dipendono da visite rapide e organizzate. Gli organizzatori della China Hair Expo di Guangzhou, per esempio, hanno subito aggiornato il loro portale per i visitatori, evidenziando le nuove regole più flessibili e sottolineando che ora gli ospiti stranieri possono entrare da uno qualsiasi dei 60 porti e attraversare i confini provinciali nelle aree previste.
Le compagnie aeree sono attese a seguire l’esempio con campagne di marketing mirate e tariffe integrate che utilizzano Shanghai, Pechino, Guangzhou o Chengdu come hub regionali. Per i responsabili della mobilità aziendale, il messaggio principale è velocità e semplicità: non sono più necessari appuntamenti consolari prima del viaggio; basta presentare un passaporto di uno dei 54 Paesi ammessi, un biglietto di proseguimento verso una terza destinazione e la scheda di arrivo compilata.
Tuttavia, le aziende dovranno aggiornare le procedure di approvazione dei viaggi per garantire che gli itinerari restino entro le province designate e che il limite delle 240 ore non venga superato, poiché le autorità hanno chiarito che i soggiorni oltre il termine previsto comporteranno sanzioni.
Nel complesso, la mossa è interpretata come un segnale forte da parte di Pechino, che vuole rilanciare gli scambi tra persone e rassicurare gli investitori stranieri sul fatto che la Cina è di nuovo “aperta agli affari”.
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