
La polizia della Slesia a Bytom ha arrestato all'inizio di questo mese un cittadino ucraino di 32 anni con l'accusa di narcotraffico e, dopo consultazioni con l'unità regionale della Guardia di Frontiera di Ruda Śląska, ha avviato una procedura di espulsione accelerata. L'uomo, con numerosi precedenti penali, è stato scortato al confine polacco-ucraino ed espulso il 21 settembre 2026, con un divieto di reingresso di cinque anni. Il caso evidenzia l'uso crescente da parte della Polonia dell'espulsione amministrativa per stranieri considerati una minaccia per l'ordine pubblico, un potere ampliato dalle modifiche alla Legge sugli Stranieri entrate in vigore a marzo. I protocolli di cooperazione tra i comandi di polizia locali e la Guardia di Frontiera permettono di svolgere parallelamente procedimenti penali e di immigrazione, riducendo i tempi di permanenza nel paese per i soggetti ad alto rischio. Per i datori di lavoro, l'episodio rappresenta un monito a mantenere tracce documentali per i dipendenti provenienti da paesi terzi e a segnalare tempestivamente eventuali arresti, poiché la mancata comunicazione potrebbe compromettere la possibilità di sponsorizzare futuri permessi di soggiorno. I cittadini ucraini continuano a rappresentare la più numerosa forza lavoro non UE in Polonia; i team HR dovrebbero informare i lavoratori che anche reati minori legati alla droga possono ora comportare l'espulsione immediata. Le autorità sottolineano che il procedimento accelerato non esclude il controllo giudiziario: la decisione di espulsione può essere impugnata, ma solo dall'esterno del territorio polacco una volta che la persona è stata rimossa.
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