
Nuovi dati trapelati dal Ministero dell’Interno tedesco rivelano che tra il 1° e il 25 settembre la Germania ha registrato solo 3.345 domande di asilo presentate per la prima volta, poco più di un terzo delle 9.126 dello stesso mese dell’anno scorso e il dato più basso per un settembre dal 2012. Il Ministro dell’Interno Dobrindt attribuisce questo calo alla “Migrationswende” avviata all’inizio dell’anno: il ripristino dei controlli a tutte le frontiere terrestri tedesche, le procedure accelerate ai confini con Polonia e Repubblica Ceca e un inasprimento dei rimpatri per i richiedenti respinti. Gli esperti di politica sottolineano tre fattori aggiuntivi: la sorveglianza finanziata dall’UE lungo la rotta balcanica, gli accordi bilaterali di riammissione con Georgia e Moldova entrati in vigore questa estate, e il calo degli arrivi ucraini, con molti rifugiati che optano per il regime di protezione temporanea a livello UE invece di richiedere asilo in Germania. Le domande da parte di siriani e afghani restano invece stabili, segno che le fughe da zone di conflitto proseguono nonostante le difficoltà. Per i comuni, il netto calo allevia la pressione su alloggi e scuole, ma i sindaci metropolitani avvertono che i controlli alle frontiere stanno causando ritardi ai viaggiatori d’affari locali, in particolare agli autisti di camion che ora devono sottoporsi a ispezioni a campione anche su tratte intra-Schengen. Le aziende di logistica segnalano ritardi medi di 20-40 minuti per attraversamento sulle autostrade A17 (confine ceco) e A12 (confine polacco), costringendole a rivedere i programmi di consegna. I team di mobilità aziendale e di assegnazioni internazionali dovrebbero monitorare se questa tendenza persiste con l’arrivo dell’inverno, periodo in cui gli arrivi tradizionalmente aumentano. Un numero inferiore di domande d’asilo potrebbe liberare capacità di elaborazione negli uffici immigrazione, accorciando i tempi di attesa per gli appuntamenti per i permessi di lavoro, un vantaggio per le aziende che cercano di assumere talenti extra-UE. Allo stesso tempo, la narrazione politica di un “successo” grazie a un’applicazione più rigorosa potrebbe rafforzare le richieste di ulteriori regole sui visti basate sulla sicurezza nel 2027, rendendo essenziale il coinvolgimento degli stakeholder.
Fonte: BR24 / n-tv
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