
La Francia ha comunicato alla Commissione Europea l’intenzione di mantenere i controlli sistematici di polizia e guardia di frontiera su tutti i suoi confini interni Schengen per un ulteriore periodo di sei mesi, dal 1° novembre 2026 al 30 aprile 2027. La decisione, resa nota il 7 ottobre 2026 nel registro pubblico delle notifiche temporanee di frontiera interna della Commissione, estende misure già previste in scadenza il 31 ottobre. I controlli proseguiranno quindi alle frontiere terrestri francesi con Belgio, Germania, Lussemburgo, Svizzera, Spagna e Italia, nonché nei porti marittimi e aeroporti interessati.
Parigi giustifica la proroga con una “combinazione di minacce jihadiste persistenti, aumento degli attacchi antisemiti, reti criminali che facilitano il traffico di esseri umani e la possibilità che individui radicalizzati si dirigano verso il Regno Unito attraverso la Manica.” La notifica fa inoltre riferimento alle tensioni legate alla guerra della Russia contro l’Ucraina e alle “minacce ibride” rivolte alle infrastrutture UE.
Secondo il Codice delle frontiere Schengen, i controlli interni dovrebbero essere una misura di ultima istanza e rigorosamente temporanea. Tuttavia, la Francia mantiene qualche forma di controllo quasi ininterrottamente dal novembre 2015, dopo gli attentati terroristici. L’ultima comunicazione rischia di alimentare le critiche dei partner UE, che sostengono come le ripetute proroghe compromettano il principio stesso della zona Schengen senza passaporto, generando costi e ritardi aggiuntivi per i circa 350.000 frontalieri che ogni giorno attraversano i confini francesi.
Per le imprese, l’impatto immediato si traduce in tempi leggermente più lunghi ai valichi terrestri e controlli documentali aggiuntivi per il trasporto su strada. Le aziende che spostano personale tra le sedi di Parigi e le filiali di Bruxelles, Ginevra o Milano dovrebbero considerare le code ai confini nei periodi di punta e ricordare ai dipendenti non UE di portare con sé permessi di soggiorno validi. I responsabili della mobilità dovrebbero inoltre monitorare eventuali ripercussioni sui servizi ferroviari Eurostar o transfrontalieri, che talvolta modificano gli orari in caso di intensificazione dei controlli a campione.
A medio termine, la decisione indica che la Francia manterrà probabilmente procedure speciali di ingresso fino alle elezioni presidenziali del 2027. Le multinazionali che pianificano grandi trasferimenti di personale espatriato in o attraverso la Francia nella prima metà del 2027 dovrebbero quindi prevedere controlli d’identità continui e possibili ritardi ai confini un tempo “interni”.
Parigi giustifica la proroga con una “combinazione di minacce jihadiste persistenti, aumento degli attacchi antisemiti, reti criminali che facilitano il traffico di esseri umani e la possibilità che individui radicalizzati si dirigano verso il Regno Unito attraverso la Manica.” La notifica fa inoltre riferimento alle tensioni legate alla guerra della Russia contro l’Ucraina e alle “minacce ibride” rivolte alle infrastrutture UE.
Secondo il Codice delle frontiere Schengen, i controlli interni dovrebbero essere una misura di ultima istanza e rigorosamente temporanea. Tuttavia, la Francia mantiene qualche forma di controllo quasi ininterrottamente dal novembre 2015, dopo gli attentati terroristici. L’ultima comunicazione rischia di alimentare le critiche dei partner UE, che sostengono come le ripetute proroghe compromettano il principio stesso della zona Schengen senza passaporto, generando costi e ritardi aggiuntivi per i circa 350.000 frontalieri che ogni giorno attraversano i confini francesi.
Per le imprese, l’impatto immediato si traduce in tempi leggermente più lunghi ai valichi terrestri e controlli documentali aggiuntivi per il trasporto su strada. Le aziende che spostano personale tra le sedi di Parigi e le filiali di Bruxelles, Ginevra o Milano dovrebbero considerare le code ai confini nei periodi di punta e ricordare ai dipendenti non UE di portare con sé permessi di soggiorno validi. I responsabili della mobilità dovrebbero inoltre monitorare eventuali ripercussioni sui servizi ferroviari Eurostar o transfrontalieri, che talvolta modificano gli orari in caso di intensificazione dei controlli a campione.
A medio termine, la decisione indica che la Francia manterrà probabilmente procedure speciali di ingresso fino alle elezioni presidenziali del 2027. Le multinazionali che pianificano grandi trasferimenti di personale espatriato in o attraverso la Francia nella prima metà del 2027 dovrebbero quindi prevedere controlli d’identità continui e possibili ritardi ai confini un tempo “interni”.
Fonte: EU Today
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