
Da oggi, 15 ottobre 2026, polizia belga, guardie di frontiera e personale consolare inizieranno a vedere un nuovo tipo di segnalazione nel Sistema d’Informazione di Schengen (SIS): un “avviso informativo” basato su intelligence fornita da partner extra-UE e verificata da Europol. La novità segue la revisione del SIS del 2022, ma diventa operativa solo dopo il via libera tecnico concordato questa settimana.
Questo nuovo avviso colma una lacuna storica. Finora, i dati ricevuti da servizi non appartenenti all’UE — ad esempio su sospetti combattenti terroristi stranieri — restavano negli archivi nazionali di intelligence e raramente emergevano durante i controlli di routine ai passaporti. Con il nuovo meccanismo, Europol valuta l’affidabilità della fonte; uno Stato membro partecipante (tra cui il Belgio) decide quindi se creare un avviso. Gli agenti che controllano la persona riceveranno un segnale discreto che li invita a raccogliere ulteriori informazioni, senza necessariamente procedere a un fermo.
Per il Belgio, questo rafforza la sicurezza di aeroporti e porti: la Polizia Aeronautica federale all’aeroporto di Bruxelles può ora essere allertata istantaneamente se un sospetto prenotato su un volo è già segnalato, ad esempio, dall’FBI statunitense. I team aziendali di viaggi e trasferimenti devono considerare che i viaggiatori potrebbero essere sottoposti a controlli secondari brevi in caso di corrispondenze, anche se non emergono prove di illeciti.
Sono previste garanzie per la protezione dei dati — con diritti di rettifica e cancellazione — ma le associazioni di tutela monitoreranno quanto spesso questi “avvisi soft” si traducano in un effettivo rifiuto d’ingresso. I datori di lavoro di personale mobile dovrebbero ricordare ai viaggiatori di portare con sé la documentazione che giustifica il motivo del soggiorno e di essere pronti a rispondere a eventuali domande in caso di segnalazione.
Il Ministero della Giustizia belga accoglie con favore questo ulteriore strumento, definendolo “un modo in più per colmare le falle nella sicurezza senza reintrodurre controlli sistematici alle frontiere.” La novità arriva mentre Germania e Austria mantengono controlli temporanei, evidenziando le tensioni nella governance di Schengen.
Questo nuovo avviso colma una lacuna storica. Finora, i dati ricevuti da servizi non appartenenti all’UE — ad esempio su sospetti combattenti terroristi stranieri — restavano negli archivi nazionali di intelligence e raramente emergevano durante i controlli di routine ai passaporti. Con il nuovo meccanismo, Europol valuta l’affidabilità della fonte; uno Stato membro partecipante (tra cui il Belgio) decide quindi se creare un avviso. Gli agenti che controllano la persona riceveranno un segnale discreto che li invita a raccogliere ulteriori informazioni, senza necessariamente procedere a un fermo.
Per il Belgio, questo rafforza la sicurezza di aeroporti e porti: la Polizia Aeronautica federale all’aeroporto di Bruxelles può ora essere allertata istantaneamente se un sospetto prenotato su un volo è già segnalato, ad esempio, dall’FBI statunitense. I team aziendali di viaggi e trasferimenti devono considerare che i viaggiatori potrebbero essere sottoposti a controlli secondari brevi in caso di corrispondenze, anche se non emergono prove di illeciti.
Sono previste garanzie per la protezione dei dati — con diritti di rettifica e cancellazione — ma le associazioni di tutela monitoreranno quanto spesso questi “avvisi soft” si traducano in un effettivo rifiuto d’ingresso. I datori di lavoro di personale mobile dovrebbero ricordare ai viaggiatori di portare con sé la documentazione che giustifica il motivo del soggiorno e di essere pronti a rispondere a eventuali domande in caso di segnalazione.
Il Ministero della Giustizia belga accoglie con favore questo ulteriore strumento, definendolo “un modo in più per colmare le falle nella sicurezza senza reintrodurre controlli sistematici alle frontiere.” La novità arriva mentre Germania e Austria mantengono controlli temporanei, evidenziando le tensioni nella governance di Schengen.
Fonte: 2EU Brussels Newsroom