
Il ministro degli Esteri ceco Petr Macinka ha confermato, dopo la riunione del governo del 19 ottobre, che Praga non aderirà all’ultima iniziativa della Finlandia volta a sospendere il rilascio di visti Schengen non essenziali per i cittadini russi. Macinka ha sottolineato che la Repubblica Ceca ha mantenuto alcune delle restrizioni nazionali più severe nell’Unione Europea sin dall’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, e pertanto non vede la necessità di duplicare tali misure a livello UE. Secondo le norme ceche vigenti, i visti turistici e altri visti non urgenti per i richiedenti russi sono stati sospesi e l’ingresso è consentito solo in circostanze umanitarie o familiari strettamente definite. Tuttavia, i cittadini russi possono ancora raggiungere il territorio ceco entrando attraverso Stati Schengen confinanti, una situazione che Helsinki intende limitare promuovendo una posizione coordinata a livello europeo. In una lettera aperta, la ministra degli Esteri finlandese Elina Valtonen ha avvertito che i recenti tentativi di sabotaggio e altre operazioni ibride, presumibilmente orchestrate da Mosca, richiedono controlli più severi a livello di blocco. Macinka ha replicato che una precedente dichiarazione guidata dall’Estonia con lo stesso obiettivo non ha ottenuto la maggioranza qualificata e che “la realtà dimostra che la maggior parte degli Stati membri non desidera restrizioni così generalizzate.” Ha ribadito che la Repubblica Ceca continuerà invece a “farsi sentire” per incoraggiare i Paesi più riluttanti ad allinearsi alla già rigorosa prassi di Praga. I leader dell’opposizione nel parlamento ceco hanno subito criticato la decisione, sostenendo che indebolisce l’unità dell’UE e ignora i crescenti avvertimenti dell’intelligence sulle attività russe in Europa centrale. Per i responsabili della mobilità aziendale, questa divergenza segnala una frammentazione continua della politica sui visti Schengen. I dipendenti o clienti russi che possiedono ancora visti multi-ingresso validi rilasciati da Stati membri più permissivi potrebbero teoricamente transitare sul territorio ceco, ma il rischio di rifiuti al confine rimane elevato. Le aziende dovrebbero quindi rivedere gli itinerari di viaggio, assicurarsi che le visite essenziali per il business rientrino nelle categorie di esenzione ceche e prepararsi a possibili controlli o dinieghi dell’ultimo minuto. Sul lungo termine, la disputa evidenzia i limiti del coordinamento UE in vista del lancio completo, previsto per il prossimo anno, del sistema di autorizzazione di viaggio ETIAS. A meno che non si raggiunga un consenso, le multinazionali potrebbero trovarsi di fronte a un mosaico di deroghe nazionali, complicando la conformità normativa e la pianificazione della duty of care per il personale con cittadinanza russa.
Fonte: ČeskéNoviny.cz
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