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Il Ministro dell'Interno ceco chiede a Bruxelles di rinunciare ai pagamenti del Patto sulla migrazione del 2026

nov 13, 2025
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Il Ministro dell'Interno ceco chiede a Bruxelles di rinunciare ai pagamenti del Patto sulla migrazione del 2026
Il governo ceco uscente ha agito rapidamente per tutelare il bilancio del prossimo anno destinato all’assistenza ai rifugiati. Dopo la riunione del Consiglio dei Ministri del 12 novembre, il Ministro dell’Interno Vít Rakušan ha confermato di aver formalmente richiesto alla Commissione Europea di esentare la Repubblica Ceca dal versamento di contributi finanziari al nuovo Meccanismo di Solidarietà dell’UE, che sostiene il Patto sulla Migrazione del 2026.

L’argomentazione di Rakušan è chiara: con quasi 400.000 ucraini ancora titolari di protezione temporanea in Repubblica Ceca — circa il 4% della popolazione nazionale — il paese rientra nella definizione UE di “stato membro sotto pressione migratoria eccezionale”. Ai sensi dell’Articolo 79 del Patto sulla Migrazione, tali paesi possono richiedere una riduzione totale o parziale del contributo per l’anno finanziario successivo. Il rapporto di monitoraggio della Commissione, pubblicato l’11 novembre, include esplicitamente la Repubblica Ceca insieme a Bulgaria, Estonia, Croazia, Austria e Polonia tra i beneficiari di questa agevolazione.

Il Ministro dell'Interno ceco chiede a Bruxelles di rinunciare ai pagamenti del Patto sulla migrazione del 2026


Se Bruxelles accoglierà la richiesta, Praga eviterà di versare fino a 20 milioni di euro nel fondo comune che finanzia la ricollocazione dei richiedenti asilo e il supporto alle frontiere esterne. Rakušan ha però sottolineato che la Repubblica Ceca continuerà a contribuire “in natura” — ad esempio inviando attrezzature e personale per la sorveglianza delle frontiere esterne dell’UE — rafforzando così la posizione di lunga data del governo secondo cui la solidarietà non deve tradursi automaticamente in quote obbligatorie di ricollocazione.

Per i responsabili della mobilità internazionale, la decisione ha tre implicazioni principali. Primo, indica che la futura amministrazione ceca — probabilmente guidata da Andrej Babiš — erediterà un maggior ammontare di fondi nazionali per programmi di integrazione, gestione dei permessi di lavoro e sussidi per l’alloggio. Secondo, conferma che i titolari ucraini di protezione temporanea in Repubblica Ceca rimangono una categoria prioritaria; le aziende che li impiegano possono aspettarsi un accesso continuato e rapido agli uffici del lavoro e procedure semplificate per il rinnovo del permesso di soggiorno nel 2026. Terzo, la mossa conferma che il Patto sulla Migrazione dell’UE prevede opt-out finanziari piuttosto che una condivisione obbligatoria dei carichi, un precedente importante per altri paesi dell’Europa centrale che affrontano carenze di manodopera ma sono riluttanti a partecipare a schemi di ricollocazione.

In sintesi: i datori di lavoro che pianificano trasferimenti intra-UE verso la Repubblica Ceca nel 2026 non devono aspettarsi nuove quote di ricollocazione, ma dovranno prepararsi a controlli più rigorosi sugli ingressi irregolari alle frontiere esterne di Schengen, mentre Praga intensifica i suoi contributi “in natura” con attrezzature e personale.
Fonte: European Newsroom (ČTK syndication)

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