
Incontro a Bruxelles l’8 dicembre, i ministri degli interni dell’UE, tra cui Mari Rantanen, ministra dell’Interno finlandese, hanno concordato il primo “fondo annuale di solidarietà” previsto dal nuovo Patto su Migrazione e Asilo, che entrerà formalmente in vigore da giugno 2026. Il fondo stabilisce quanti richiedenti asilo ogni Stato membro dovrà ricollocare o, in alternativa, quanto sostegno finanziario dovrà fornire agli Stati di frontiera come Grecia e Italia.
Per il 2026, la Finlandia dovrebbe ricollocare circa 420 persone o versare circa 9 milioni di euro nel fondo, hanno riferito i funzionari ai giornalisti dopo l’incontro. Helsinki ha indicato una preferenza per il sostegno finanziario rispetto alle ricollocazioni, citando la capacità limitata di accoglienza dopo il repentino aumento di arrivi al confine orientale dello scorso anno.
Secondo la formula di condivisione degli oneri del patto, gli Stati membri più ricchi possono compensare fino al 60% della loro quota di ricollocazione con pagamenti diretti; la Finlandia intende sfruttare questa flessibilità, impegnandosi comunque ad accogliere minori non accompagnati, un gruppo politicamente accettabile trasversalmente. La decisione ha ricevuto un apprezzamento cauto dalla Confederazione delle Industrie Finlandesi (EK), che ha sottolineato come regole prevedibili a livello UE riducano il rischio di “scossoni politici” che compromettano le assegnazioni transfrontaliere.
Le ONG, invece, hanno avvertito che affidarsi ai contributi finanziari lascia le sfide dell’integrazione all’Europa meridionale e potrebbe minare il sostegno pubblico a politiche migratorie umane. Hanno esortato la Finlandia a investire la stessa somma a livello nazionale per accelerare i tempi di rilascio dei permessi di lavoro, attualmente in media di 49 giorni per i permessi specialistici.
La decisione sul fondo di solidarietà deve ancora essere tradotta e formalmente adottata entro il 31 dicembre 2025, ma i diplomatici non prevedono cambiamenti significativi. Le aziende che trasferiscono personale in Finlandia o attraverso il Paese dovrebbero monitorare il regolamento attuativo, poiché eventuali modifiche dell’ultimo minuto potrebbero influire sui tempi di ricollocazione a partire dall’estate 2026.
Per il 2026, la Finlandia dovrebbe ricollocare circa 420 persone o versare circa 9 milioni di euro nel fondo, hanno riferito i funzionari ai giornalisti dopo l’incontro. Helsinki ha indicato una preferenza per il sostegno finanziario rispetto alle ricollocazioni, citando la capacità limitata di accoglienza dopo il repentino aumento di arrivi al confine orientale dello scorso anno.
Secondo la formula di condivisione degli oneri del patto, gli Stati membri più ricchi possono compensare fino al 60% della loro quota di ricollocazione con pagamenti diretti; la Finlandia intende sfruttare questa flessibilità, impegnandosi comunque ad accogliere minori non accompagnati, un gruppo politicamente accettabile trasversalmente. La decisione ha ricevuto un apprezzamento cauto dalla Confederazione delle Industrie Finlandesi (EK), che ha sottolineato come regole prevedibili a livello UE riducano il rischio di “scossoni politici” che compromettano le assegnazioni transfrontaliere.
Le ONG, invece, hanno avvertito che affidarsi ai contributi finanziari lascia le sfide dell’integrazione all’Europa meridionale e potrebbe minare il sostegno pubblico a politiche migratorie umane. Hanno esortato la Finlandia a investire la stessa somma a livello nazionale per accelerare i tempi di rilascio dei permessi di lavoro, attualmente in media di 49 giorni per i permessi specialistici.
La decisione sul fondo di solidarietà deve ancora essere tradotta e formalmente adottata entro il 31 dicembre 2025, ma i diplomatici non prevedono cambiamenti significativi. Le aziende che trasferiscono personale in Finlandia o attraverso il Paese dovrebbero monitorare il regolamento attuativo, poiché eventuali modifiche dell’ultimo minuto potrebbero influire sui tempi di ricollocazione a partire dall’estate 2026.
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