
Il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha proposto di richiedere ai cittadini di tutti i 42 Paesi aderenti al Visa Waiver Program (VWP) di fornire i propri profili social degli ultimi cinque anni e gli indirizzi email utilizzati nell’ultimo decennio prima di imbarcarsi su voli diretti negli Stati Uniti. La nuova norma, pubblicata per la consultazione l’11 dicembre, entrerà in vigore l’8 febbraio 2026.
Attualmente, i richiedenti l’ESTA (Electronic System for Travel Authorization) possono scegliere se divulgare o meno le informazioni sui social media; la nuova politica renderebbe obbligatoria questa comunicazione, ampliando inoltre i dati richiesti. Il DHS sostiene che l’analisi dei social media sia fondamentale per individuare legami con estremisti e frodi. Gli esperti per la privacy avvertono dei possibili effetti intimidatori e sottolineano che nemmeno le categorie di visto a rischio elevato sono sottoposte a controlli così estesi.
Le associazioni del settore turistico temono che la norma possa scoraggiare i visitatori proprio mentre gli Stati Uniti si preparano a co-ospitare i Mondiali di calcio 2026. L’U.S. Travel Association stima una possibile perdita di 2,4 miliardi di dollari nelle spese turistiche in entrata se solo il 3% dei viaggiatori VWP decidesse di rinunciare. Funzionari europei hanno lasciato intendere possibili contromisure, alimentando il rischio di una disputa regolatoria.
I responsabili della mobilità aziendale dovrebbero monitorare l’evoluzione della normativa e preparare indicazioni per i dipendenti su quali informazioni social siano accettabili da condividere. Le aziende potrebbero inoltre dover rivedere i tempi di viaggio qualora i controlli aggiuntivi rallentassero l’approvazione dell’ESTA.
I commenti pubblici sono aperti per 60 giorni. Gli osservatori prevedono ricorsi legali basati sulla Prima Emendamento e sulla protezione dei dati, ma i funzionari del DHS assicurano che la misura “proseguirà secondo i tempi previsti” salvo ordini giudiziari contrari.
Attualmente, i richiedenti l’ESTA (Electronic System for Travel Authorization) possono scegliere se divulgare o meno le informazioni sui social media; la nuova politica renderebbe obbligatoria questa comunicazione, ampliando inoltre i dati richiesti. Il DHS sostiene che l’analisi dei social media sia fondamentale per individuare legami con estremisti e frodi. Gli esperti per la privacy avvertono dei possibili effetti intimidatori e sottolineano che nemmeno le categorie di visto a rischio elevato sono sottoposte a controlli così estesi.
Le associazioni del settore turistico temono che la norma possa scoraggiare i visitatori proprio mentre gli Stati Uniti si preparano a co-ospitare i Mondiali di calcio 2026. L’U.S. Travel Association stima una possibile perdita di 2,4 miliardi di dollari nelle spese turistiche in entrata se solo il 3% dei viaggiatori VWP decidesse di rinunciare. Funzionari europei hanno lasciato intendere possibili contromisure, alimentando il rischio di una disputa regolatoria.
I responsabili della mobilità aziendale dovrebbero monitorare l’evoluzione della normativa e preparare indicazioni per i dipendenti su quali informazioni social siano accettabili da condividere. Le aziende potrebbero inoltre dover rivedere i tempi di viaggio qualora i controlli aggiuntivi rallentassero l’approvazione dell’ESTA.
I commenti pubblici sono aperti per 60 giorni. Gli osservatori prevedono ricorsi legali basati sulla Prima Emendamento e sulla protezione dei dati, ma i funzionari del DHS assicurano che la misura “proseguirà secondo i tempi previsti” salvo ordini giudiziari contrari.
Fonte: Reuters
Come può aiutarti VisaHQ
VisaHQ semplifica la richiesta del visto per privati e aziende. Verifica i requisiti di viaggio aggiornati, prepara i documenti necessari e gestisci la tua richiesta online tramite il portale VisaHQ per Stati Uniti.Di più da Stati Uniti
Visualizza tutto
Gli Stati Uniti revocano lo Status di Protezione Temporanea per gli etiopi, coinvolgendo 30.700 residenti
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna termina tutti i programmi di rilascio condizionale per la ricongiunzione familiare, tornando a valutazioni caso per caso.