
Il governo federale australiano ha reagito rapidamente dopo l’attacco terroristico del 14 dicembre a Bondi Beach, rilanciando e accelerando l’attuazione di 49 raccomandazioni presentate a luglio dall’Inviata Speciale contro l’Antisemitismo, Jillian Segal. Tra le misure prioritarie spicca l’impegno a inasprire il test di carattere applicato a tutti i richiedenti visti temporanei e permanenti, in modo da negare l’ingresso o revocare il visto a chiunque abbia “istigato o promosso odio o comportamenti diffamatori”. Il Dipartimento degli Affari Interni ha confermato di aver già avviato una revisione delle procedure di valutazione dei visti e dei protocolli di condivisione delle informazioni con i partner dell’intelligence, per individuare più precocemente visioni estremiste o motivate dall’odio.
Il rapporto di Segal chiede inoltre l’adozione della definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) a tutti i livelli di governo, l’ampliamento delle leggi sui crimini d’odio per includere attività di protesta violenta e la creazione di un database nazionale degli episodi antisemiti. Sebbene alcuni provvedimenti, come il divieto di simboli nazisti e pene più severe per i crimini d’odio, siano stati già legislati all’inizio dell’anno, i critici hanno giudicato troppo lenta la risposta complessiva fino a quando l’attacco di Bondi non ha scosso il paese. Il Primo Ministro Anthony Albanese ha ora ordinato ai ministri di presentare un calendario di attuazione prima della pausa estiva del parlamento.
Per gli operatori della mobilità internazionale, la modifica più immediata sarà probabilmente un rafforzamento dei controlli sui visti. Gli avvocati specializzati in immigrazione prevedono l’inserimento di ulteriori domande nei moduli di richiesta e un uso più esteso di ricerche di intelligence open-source. I recruiter che utilizzano il nuovo visto Skills-in-Demand (SID) avvertono che i tempi di elaborazione potrebbero allungarsi senza un incremento delle risorse per il Dipartimento degli Affari Interni. Nel settore dei visti per studenti, le università temono un aumento dei rifiuti qualora i candidati pubblichino o condividano contenuti d’odio online, anche se antecedenti alla domanda.
Le reazioni della comunità sono divise. Le organizzazioni ebraiche hanno accolto con favore le misure, sostenendo che renderanno l’Australia una meta più sicura per espatriati, turisti e studenti. Gli attivisti per le libertà civili, invece, temono che il legittimo discorso politico, in particolare le critiche a Israele, possa essere confuso con antisemitismo. Il governo assicura che la politica punirà solo comportamenti violenti o intimidatori, non il dissenso pacifico. Si attendono linee guida pratiche per gli operatori già all’inizio del nuovo anno.
I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero informare i viaggiatori in arrivo sull’aumento dei controlli alle frontiere e monitorare se diventi necessario fornire documentazione aggiuntiva (ad esempio, lettere del datore di lavoro che confermino le politiche aziendali anti-odio). I team HR che inviano dipendenti in Australia dovrebbero inoltre rivedere i protocolli di gestione dei social media per ridurre il rischio di segnali d’allarme involontari durante i controlli di background.
Il rapporto di Segal chiede inoltre l’adozione della definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) a tutti i livelli di governo, l’ampliamento delle leggi sui crimini d’odio per includere attività di protesta violenta e la creazione di un database nazionale degli episodi antisemiti. Sebbene alcuni provvedimenti, come il divieto di simboli nazisti e pene più severe per i crimini d’odio, siano stati già legislati all’inizio dell’anno, i critici hanno giudicato troppo lenta la risposta complessiva fino a quando l’attacco di Bondi non ha scosso il paese. Il Primo Ministro Anthony Albanese ha ora ordinato ai ministri di presentare un calendario di attuazione prima della pausa estiva del parlamento.
Per gli operatori della mobilità internazionale, la modifica più immediata sarà probabilmente un rafforzamento dei controlli sui visti. Gli avvocati specializzati in immigrazione prevedono l’inserimento di ulteriori domande nei moduli di richiesta e un uso più esteso di ricerche di intelligence open-source. I recruiter che utilizzano il nuovo visto Skills-in-Demand (SID) avvertono che i tempi di elaborazione potrebbero allungarsi senza un incremento delle risorse per il Dipartimento degli Affari Interni. Nel settore dei visti per studenti, le università temono un aumento dei rifiuti qualora i candidati pubblichino o condividano contenuti d’odio online, anche se antecedenti alla domanda.
Le reazioni della comunità sono divise. Le organizzazioni ebraiche hanno accolto con favore le misure, sostenendo che renderanno l’Australia una meta più sicura per espatriati, turisti e studenti. Gli attivisti per le libertà civili, invece, temono che il legittimo discorso politico, in particolare le critiche a Israele, possa essere confuso con antisemitismo. Il governo assicura che la politica punirà solo comportamenti violenti o intimidatori, non il dissenso pacifico. Si attendono linee guida pratiche per gli operatori già all’inizio del nuovo anno.
I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero informare i viaggiatori in arrivo sull’aumento dei controlli alle frontiere e monitorare se diventi necessario fornire documentazione aggiuntiva (ad esempio, lettere del datore di lavoro che confermino le politiche aziendali anti-odio). I team HR che inviano dipendenti in Australia dovrebbero inoltre rivedere i protocolli di gestione dei social media per ridurre il rischio di segnali d’allarme involontari durante i controlli di background.
Fonte: The Guardian
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