
Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt ha ufficialmente comunicato alla Commissione Europea che i controlli temporanei reintrodotti a tutte le frontiere terrestri della Germania saranno prorogati per ulteriori sei mesi, almeno fino al 15 settembre 2026.
La decisione implica che i controlli fissi e mobili, introdotti per la prima volta durante la crisi migratoria del 2015 al confine con l’Austria – e progressivamente estesi nel 2023 ai confini con Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera, e nel 2024 a Danimarca, Francia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi – continueranno ben oltre la scadenza originaria del 15 marzo.
Berlino sostiene che queste misure restano “un elemento fondamentale della riorganizzazione della politica migratoria tedesca”, evidenziando una diminuzione degli ingressi irregolari da quando i controlli a campione sono stati intensificati lo scorso anno. Operativamente, la Bundespolizei manterrà squadre miste sulle principali autostrade e linee ferroviarie, conservando il diritto di respingere i richiedenti asilo che non rispettano le nuove regole di ammissibilità, fatta eccezione per i casi vulnerabili come minori non accompagnati e donne incinte.
Per i viaggiatori d’affari e di piacere, la proroga comporta il rischio di controlli prolungati su corridoi stradali come l’A3 (Paesi Bassi) e l’A4 (Polonia) e sui servizi ferroviari internazionali. Ai datori di lavoro con pendolari transfrontalieri si consiglia di considerare possibili ritardi nella pianificazione dei turni e di assicurarsi che i cittadini di paesi terzi che viaggiano all’interno dell’UE siano muniti di passaporto, permesso di soggiorno valido e, se necessario, di visti a ingressi multipli.
Sul piano politico, la decisione ha riacceso il dibattito all’interno della coalizione di governo. Il portavoce per le migrazioni dei Verdi, Marcel Emmerich, ha definito la proroga “dannosa per l’Europa e uno spreco di risorse della polizia”, mentre i governatori conservatori degli stati federali hanno applaudito la linea più dura. La Commissione Europea dovrebbe esaminare la proporzionalità del rinnovo di sei mesi, ma gli osservatori sottolineano che Bruxelles ha raramente contestato le giustificazioni di sicurezza nazionale dal precedente del 2015.
La decisione implica che i controlli fissi e mobili, introdotti per la prima volta durante la crisi migratoria del 2015 al confine con l’Austria – e progressivamente estesi nel 2023 ai confini con Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera, e nel 2024 a Danimarca, Francia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi – continueranno ben oltre la scadenza originaria del 15 marzo.
Berlino sostiene che queste misure restano “un elemento fondamentale della riorganizzazione della politica migratoria tedesca”, evidenziando una diminuzione degli ingressi irregolari da quando i controlli a campione sono stati intensificati lo scorso anno. Operativamente, la Bundespolizei manterrà squadre miste sulle principali autostrade e linee ferroviarie, conservando il diritto di respingere i richiedenti asilo che non rispettano le nuove regole di ammissibilità, fatta eccezione per i casi vulnerabili come minori non accompagnati e donne incinte.
Per i viaggiatori d’affari e di piacere, la proroga comporta il rischio di controlli prolungati su corridoi stradali come l’A3 (Paesi Bassi) e l’A4 (Polonia) e sui servizi ferroviari internazionali. Ai datori di lavoro con pendolari transfrontalieri si consiglia di considerare possibili ritardi nella pianificazione dei turni e di assicurarsi che i cittadini di paesi terzi che viaggiano all’interno dell’UE siano muniti di passaporto, permesso di soggiorno valido e, se necessario, di visti a ingressi multipli.
Sul piano politico, la decisione ha riacceso il dibattito all’interno della coalizione di governo. Il portavoce per le migrazioni dei Verdi, Marcel Emmerich, ha definito la proroga “dannosa per l’Europa e uno spreco di risorse della polizia”, mentre i governatori conservatori degli stati federali hanno applaudito la linea più dura. La Commissione Europea dovrebbe esaminare la proporzionalità del rinnovo di sei mesi, ma gli osservatori sottolineano che Bruxelles ha raramente contestato le giustificazioni di sicurezza nazionale dal precedente del 2015.
Fonte: Welt / dpa