
Un ampio reportage di Reuters, pubblicato il 21 febbraio 2026, offre un quadro netto dei più di 1,5 milioni di ucraini che oggi vivono in Polonia. La giornalista Maryna Bondarenko, intervistata mentre intrecciava reti mimetiche in un centro comunitario di Varsavia, incarna il dilemma: valigie sempre pronte per un ritorno che non arriva mai, mentre la guerra russa continua a imperversare. Il reportage sottolinea che circa tre quarti dei rifugiati sono donne e bambini, poiché il divieto imposto dalla legge marziale di Kiev impedisce alla maggior parte degli uomini adulti di lasciare l’Ucraina. I dati del governo polacco mostrano che solo il 38% degli ucraini adulti ha un lavoro a tempo pieno; gli altri si arrangiano con lavori irregolari o dipendono da sussidi sociali in diminuzione. Le tensioni emergono di tanto in tanto, soprattutto nel settore abitativo e nei lavori a basso salario, ma i sondaggi nazionali registrano ancora un sostegno maggioritario alla protezione continua. La notizia arriva a poche settimane dall’entrata in vigore della “Legge Speciale” polacca per gli ucraini, che sarà integrata nella legge generale sugli stranieri, riducendo i sussidi in denaro e introducendo criteri di reddito per gli aiuti abitativi. Le ONG avvertono che migliaia di persone potrebbero rimanere escluse se i datori di lavoro non accelerano le sponsorizzazioni per i permessi di lavoro formali. Per i responsabili della mobilità internazionale il messaggio è duplice. Primo, i lavoratori ucraini già in Polonia potrebbero presto dover aggiornare i permessi di soggiorno e dimostrare un reddito adeguato. Secondo, la competizione per le quote regolari di permessi di lavoro per cittadini di paesi terzi in Polonia è destinata a intensificarsi con il passaggio degli ucraini al sistema standard. Le multinazionali dovrebbero iniziare a prenotare i posti sulla piattaforma elettronica PUEPA con largo anticipo rispetto alle scadenze per evitare interruzioni nelle buste paga. Nonostante l’incertezza, molti rifugiati condividono la determinazione di Bondarenko a restare finché non tornerà una vera sicurezza. “Prepariamo le valigie, poi arriva un’altra ondata di missili,” ha raccontato ai giornalisti. Per datori di lavoro e team di relocation, questo significa che i colleghi ucraini probabilmente resteranno parte della forza lavoro polacca a lungo termine e avranno bisogno di un supporto integrativo stabile, non di aiuti temporanei.
Fonte: Reuters via BDNews24