
Il Segretario di Stato per l’Interno, Shabana Mahmood, ha trascorso dal 29 febbraio al 1 marzo visitando il Centro di Deportazione di Sjælsmark e incontrando i colleghi danesi, utilizzando la visita come caso di studio pratico per la proposta del Labour di riforma del sistema britannico di asilo e rimpatri. Il modello danese, orientato al rimpatrio, concede alla maggior parte dei rifugiati solo uno status temporaneo, ospita i richiedenti respinti in strutture isolate e finanzia attivamente il rimpatrio una volta che le condizioni nei loro paesi d’origine sono considerate sicure. Mahmood ha elogiato questo approccio definendolo “politica responsabile”, sostenendo che riconoscere il malcontento pubblico verso la migrazione irregolare è essenziale per sconfiggere i rivali populisti. Per datori di lavoro e responsabili della mobilità nel Regno Unito il messaggio è chiaro: il Labour intende stringere tutte le vie umanitarie, accelerare i rimpatri e creare una distinzione più netta tra percorsi di protezione e migrazione basata sulle competenze. Le aziende che attualmente utilizzano programmi di sponsorizzazione comunitaria o canali per talenti rifugiati devono prepararsi a permessi di durata più breve, controlli di status più frequenti e un carico amministrativo maggiore. Praticamente, la visita preannuncia anche un maggiore investimento del Home Office in infrastrutture digitali per la gestione dei casi e i rimpatri, ambiti in cui la Danimarca già sfrutta chioschi biometrici e sistemi di triage del rischio assistiti dall’intelligenza artificiale. Le multinazionali che trasferiscono personale con visti “Refugee Talent” o per ricongiungimento familiare dovranno prevedere possibili ispezioni di conformità e essere pronte a dimostrare il supporto all’integrazione. L’operazione fotografica di Mahmood in Danimarca assume quindi un’importanza che va ben oltre le notizie sull’asilo: segna il primo passo concreto del Regno Unito verso il regime rifugiati più restrittivo d’Europa, una svolta politica che influenzerà i programmi di mobilità aziendale per gli anni a venire.
Fonte: The Guardian
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