
La Commissione Libertà Civili (LIBE) del Parlamento Europeo ha convocato una sessione straordinaria serale di 30 minuti il 9 marzo 2026 a Strasburgo per adottare il suo rapporto sul progetto di Regolamento che sostituirà la “Direttiva Rimpatri” del 2008. La riforma, presentata dalla Commissione Europea a febbraio 2025, mira a creare un sistema armonizzato a livello UE per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi privi di diritto legale di soggiorno, introducendo termini massimi per le decisioni e consentendo alle autorità nazionali di emettere un unico atto amministrativo che comprenda sia il diniego di soggiorno sia l’ordine di allontanamento.
Per la Francia, che nel 2025 ha effettuato poco meno di 14.000 rimpatri forzati – appena il 12% delle 118.000 decisioni di rimpatrio emesse – la proposta è di grande rilievo. Parigi ha da tempo denunciato come le differenze nelle garanzie legali, nei termini per i ricorsi e nei limiti di detenzione nell’area Schengen ostacolino l’efficacia delle espulsioni e favoriscano movimenti secondari. Il nuovo Regolamento fisserebbe un termine uniforme di sette giorni per presentare ricorso e permetterebbe agli Stati membri di trattenere i migranti non collaborativi fino a 18 mesi, allineandosi al limite massimo attuale francese e superando l’attuale frammentazione normativa nazionale.
Gli esperti di diritto dell’immigrazione aziendale sottolineano che decisioni di rimpatrio più rapide e semplificate potrebbero accelerare l’allontanamento di lavoratori stranieri con permessi scaduti, rendendo ancora più cruciali i controlli interni di conformità per i dipartimenti HR. Contemporaneamente, la proposta impone agli Stati membri di concedere un “periodo di partenza volontaria” di almeno cinque giorni, una concessione accolta con favore dalle ONG francesi che sostengono i programmi di rimpatrio assistito.
Se la LIBE adotterà il rapporto e voterà per aprire i negoziati interistituzionali “trilogo” lunedì sera, i negoziatori puntano a chiudere un accordo in prima lettura con il Consiglio prima della pausa estiva, così da applicare il Regolamento a partire da metà 2027. Il Ministero dell’Interno francese ha già iniziato a mappare le modifiche legislative necessarie per allineare le pratiche delle prefetture e la supervisione giudiziaria alle future norme UE, hanno riferito funzionari a Le Monde. Le aziende che impiegano cittadini di paesi terzi in Francia dovrebbero monitorare attentamente i tempi e integrare scenari di ordine di rimpatrio nelle valutazioni dei rischi legati alla mobilità.
Per la Francia, che nel 2025 ha effettuato poco meno di 14.000 rimpatri forzati – appena il 12% delle 118.000 decisioni di rimpatrio emesse – la proposta è di grande rilievo. Parigi ha da tempo denunciato come le differenze nelle garanzie legali, nei termini per i ricorsi e nei limiti di detenzione nell’area Schengen ostacolino l’efficacia delle espulsioni e favoriscano movimenti secondari. Il nuovo Regolamento fisserebbe un termine uniforme di sette giorni per presentare ricorso e permetterebbe agli Stati membri di trattenere i migranti non collaborativi fino a 18 mesi, allineandosi al limite massimo attuale francese e superando l’attuale frammentazione normativa nazionale.
Gli esperti di diritto dell’immigrazione aziendale sottolineano che decisioni di rimpatrio più rapide e semplificate potrebbero accelerare l’allontanamento di lavoratori stranieri con permessi scaduti, rendendo ancora più cruciali i controlli interni di conformità per i dipartimenti HR. Contemporaneamente, la proposta impone agli Stati membri di concedere un “periodo di partenza volontaria” di almeno cinque giorni, una concessione accolta con favore dalle ONG francesi che sostengono i programmi di rimpatrio assistito.
Se la LIBE adotterà il rapporto e voterà per aprire i negoziati interistituzionali “trilogo” lunedì sera, i negoziatori puntano a chiudere un accordo in prima lettura con il Consiglio prima della pausa estiva, così da applicare il Regolamento a partire da metà 2027. Il Ministero dell’Interno francese ha già iniziato a mappare le modifiche legislative necessarie per allineare le pratiche delle prefetture e la supervisione giudiziaria alle future norme UE, hanno riferito funzionari a Le Monde. Le aziende che impiegano cittadini di paesi terzi in Francia dovrebbero monitorare attentamente i tempi e integrare scenari di ordine di rimpatrio nelle valutazioni dei rischi legati alla mobilità.
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