
Ieri a Bruxelles, il Consiglio dell'Unione Europea ha dato l'approvazione finale al Nuovo Patto su Migrazione e Asilo, completando il processo legislativo avviato nel 2020. Il pacchetto, composto da dieci provvedimenti e in vigore da giugno 2026, rivoluziona le procedure di screening per l’asilo, i meccanismi di solidarietà e i rimpatri in tutti gli Stati membri, inclusa la Repubblica Ceca. Il governo di centrodestra di Praga ha votato a favore, nonostante le critiche interne del leader dell’opposizione Andrej Babiš, che ha definito la decisione “il più grande tradimento nella storia moderna ceca”.
Le disposizioni chiave prevedono che gli Stati membri debbano o ricollocare una quota di richiedenti asilo provenienti dai Paesi di frontiera, oppure versare un “contributo di solidarietà” di 20.000 euro per ogni richiedente non accolto. Il patto impone inoltre una procedura di screening pre-ingresso di tre giorni alle frontiere esterne e accelera il processo di trasferimento secondo il Regolamento di Dublino.
Per la Repubblica Ceca, che registra numeri relativamente bassi di arrivi irregolari, l’opzione del contributo finanziario potrebbe risultare più conveniente rispetto a ricollocazioni su larga scala, ma il Ministero dell’Interno non ha ancora definito la strategia. Consulenti per l’immigrazione aziendale avvertono che la nuova regolamentazione sullo screening potrebbe allungare i tempi di rilascio dei visti per i familiari di esperti provenienti da Paesi terzi che arrivano via Grecia, Italia o Spagna, poiché ora impronte digitali e controlli sanitari devono precedere ogni spostamento successivo.
Sul fronte positivo, il nuovo quadro digitale previsto dalla Direttiva sui Rimpatri dovrebbe semplificare le formalità di uscita per i lavoratori il cui permesso di soggiorno scade durante missioni brevi in altri Paesi UE. Le aziende sono invitate a preparare budget di conformità per eventuali pagamenti di solidarietà previsti da future misure fiscali e ad aggiornare le politiche sui lavoratori distaccati per rispettare gli obblighi più stringenti degli Stati di transito. I professionisti delle risorse umane cechi sono consigliati di seguire attentamente gli atti attuativi in arrivo: il mancato rispetto delle quote di ricollocazione potrebbe portare a procedure di infrazione entro la fine del 2027.
Le disposizioni chiave prevedono che gli Stati membri debbano o ricollocare una quota di richiedenti asilo provenienti dai Paesi di frontiera, oppure versare un “contributo di solidarietà” di 20.000 euro per ogni richiedente non accolto. Il patto impone inoltre una procedura di screening pre-ingresso di tre giorni alle frontiere esterne e accelera il processo di trasferimento secondo il Regolamento di Dublino.
Per la Repubblica Ceca, che registra numeri relativamente bassi di arrivi irregolari, l’opzione del contributo finanziario potrebbe risultare più conveniente rispetto a ricollocazioni su larga scala, ma il Ministero dell’Interno non ha ancora definito la strategia. Consulenti per l’immigrazione aziendale avvertono che la nuova regolamentazione sullo screening potrebbe allungare i tempi di rilascio dei visti per i familiari di esperti provenienti da Paesi terzi che arrivano via Grecia, Italia o Spagna, poiché ora impronte digitali e controlli sanitari devono precedere ogni spostamento successivo.
Sul fronte positivo, il nuovo quadro digitale previsto dalla Direttiva sui Rimpatri dovrebbe semplificare le formalità di uscita per i lavoratori il cui permesso di soggiorno scade durante missioni brevi in altri Paesi UE. Le aziende sono invitate a preparare budget di conformità per eventuali pagamenti di solidarietà previsti da future misure fiscali e ad aggiornare le politiche sui lavoratori distaccati per rispettare gli obblighi più stringenti degli Stati di transito. I professionisti delle risorse umane cechi sono consigliati di seguire attentamente gli atti attuativi in arrivo: il mancato rispetto delle quote di ricollocazione potrebbe portare a procedure di infrazione entro la fine del 2027.
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