
Il 31 marzo il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot e la ministra per l’Asilo e la Migrazione Anneleen Van Bossuyt hanno firmato due accordi gemelli con il loro omologo algerino Ahmed Attaf, con l’obiettivo di semplificare il rimpatrio dei cittadini algerini privi di diritto legale di soggiorno in Belgio e di abolire il visto per i titolari di passaporti diplomatici e di servizio. Il trattato di riammissione impegna Algeri a confermare l’identità entro 15 giorni, a estendere la validità del laissez-passer a 30 giorni e a consentire i rimpatri di gruppo scortati da ufficiali algerini. Bruxelles spera che l’accordo possa invertire un trend negativo: nel 2025, su 2.251 cittadini algerini destinatari di ordini di espulsione, solo 85 hanno lasciato il paese. Attualmente, circa 780 cittadini algerini sono detenuti nelle carceri belghe, di cui 700 senza status di residenza. Per le aziende che impiegano personale algerino in missione in Belgio, l’accordo prevede procedure più chiare per risolvere i casi di soggiorno irregolare e potrebbe ridurre i tempi di detenzione in attesa del rimpatrio. La cancellazione del visto diplomatico faciliterà invece le visite ufficiali legate alla crescente collaborazione nel settore energetico e minerario: l’Algeria è il secondo fornitore di gas via gasdotto dell’UE, e Sonatrach sta esplorando un progetto di idrogeno verde con il gruppo belga di ingegneria John Cockerill. Il patto si inserisce nella strategia più ampia di Van Bossuyt, che punta a sfruttare la cooperazione economica per ottenere concessioni in materia di migrazione. L’accordo necessita ancora della ratifica parlamentare, ma si prevede che sarà approvato grazie al consenso trasversale sulla necessità di migliorare i tassi di rimpatrio. Gli osservatori dell’UE seguiranno con attenzione: la Commissione europea da tempo cerca accordi di riammissione più efficaci con i partner nordafricani. Le ONG per i diritti umani avvertono che un’accelerazione dei rimpatri forzati potrebbe compromettere le garanzie di giusto processo e chiedono un monitoraggio indipendente. Il governo risponde che l’accordo rispetta gli standard fondamentali dell’UE in materia di diritti umani e include clausole per esenzioni umanitarie.
Fonte: The Brussels Times
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