
Un editoriale pubblicato su diversi quotidiani britannici il 4 aprile sostiene che i professionisti aziendali frustrati dalla burocrazia post-Brexit dovrebbero considerare di trasferirsi in Belgio, definendo il paese “il centro d’affari più sottovalutato d’Europa.” The Brussels Times ha ripreso la notizia, evidenziando che le domande britanniche per il Permesso Unico belga sono aumentate del 18% nel 2025. L’articolo elogia le scuole belghe in lingua inglese, le generose detrazioni fiscali per le assunzioni locali e i collegamenti ferroviari centrali con Parigi, Amsterdam e Francoforte. Vengono inoltre citate le recenti riforme che permettono ai lavoratori altamente qualificati provenienti da paesi terzi di richiedere la residenza permanente dopo cinque anni, invece degli otto precedenti, a condizione che abbiano una copertura continua della sicurezza sociale. Per i datori di lavoro, questa visibilità potrebbe accelerare la domanda di incarichi in Belgio proprio mentre le liste delle carenze di personale regionale si allargano includendo ruoli in cyber-sicurezza e tecnologie verdi. I reparti HR dovrebbero prepararsi a una gestione più rigorosa delle quote: le Fiandre hanno quasi esaurito il contingente 2026 per le “professioni a carenza di competenze medie,” e si prevede che Bruxelles-Capitale seguirà entro giugno. Tuttavia, l’articolo avverte che i ritardi nelle registrazioni comunali e i costi abitativi — in media 2.150 € al mese per un bilocale arredato a Bruxelles — restano ostacoli. I servizi di relocation consigliano di prenotare gli appuntamenti in municipio non appena noti i dettagli del volo e di mettere in conto fino a tre mesi di affitto come deposito e spese.
Fonte: The Brussels Times
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