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Record di Rifiuti dei Visti Colpiscono le Università Australiane

apr 7, 2026
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Record di Rifiuti dei Visti Colpiscono le Università Australiane
Le università australiane si sono svegliate il 6 aprile 2026 con dati allarmanti del Dipartimento degli Affari Interni: solo il 68% circa delle domande di visto studentesco per l’istruzione superiore presentate dall’estero a febbraio è stato approvato, il tasso mensile più basso da quando, vent’anni fa, è stato creato il database dei visti. La dettagliata analisi pubblicata da Times Higher Education evidenzia tassi di rifiuto in forte aumento: 36% per i candidati bhutanesi, 38% per gli srilankesi, 40% per gli indiani, 51% per i bangladesi e un sorprendente 65% per gli studenti nepalesi.

Qual è la causa di questa stretta improvvisa? Le autorità dell’immigrazione spiegano che stanno applicando la Direttiva Ministeriale 115 dello scorso anno, che ha inasprito la definizione di “studente genuino” e ha collegato i rating di rischio istituzionale al numero di rifiuti. Un’istituzione che supera la soglia di “rischio medio” può essere obbligata a richiedere prove finanziarie e di conoscenza della lingua inglese più rigorose a ogni candidato, generando un circolo vizioso di iscrizioni in calo e flussi di cassa più deboli. L’International Education Association of Australia ha già chiesto una moratoria sulle ulteriori riduzioni del rating di rischio fino a quando i numeri dei rifiuti non si stabilizzeranno.

Record di Rifiuti dei Visti Colpiscono le Università Australiane


Per le università, il tempismo è drammatico. Molte avevano puntato su una ripresa delle iscrizioni nel 2026 per compensare la nuova tassa di 4.600 AUD sui visti graduate (sottoclasse 485) e i limiti imminenti sul numero complessivo di studenti. Alcuni campus regionali dipendono dalle iscrizioni di studenti sud-asiatici per oltre la metà dei posti a pagamento; i rifiuti improvvisi possono lasciare aule vuote e contratti di affitto infranti. Gli analisti del settore di Citi stimano che ogni punto percentuale di calo nei tassi di approvazione costi al sistema circa 120 milioni di AUD all’anno in mancati introiti da tasse universitarie e spese di soggiorno.

Gli agenti riferiscono che gli aspiranti studenti stanno già orientandosi verso Canada e Regno Unito, dove i tempi di elaborazione possono essere più lunghi ma le probabilità di approvazione più chiare. “Un ‘no’ rapido dall’Australia resta comunque un ‘no’,” ha detto a THE un consulente con base a Delhi. Universities Australia sta sollecitando il governo a pubblicare dashboard settimanali sui rifiuti, così da permettere agli atenei di intervenire tempestivamente con controlli documentali aggiuntivi e coaching sul Genuine Temporary Entrant (GTE), evitando di perdere candidati.

Nel breve termine, le istituzioni che reclutano massicciamente da India, Nepal e Bangladesh dovranno attivare campagne di marketing d’emergenza in regioni a rischio più basso come il Sud-Est asiatico e l’America Latina per mantenere attivi i flussi per il 2027. Sul lungo periodo, questo episodio mette in luce la fragilità di un modello di finanziamento fortemente dipendente da pochi mercati legati ai visti.
Fonte: Times Higher Education

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