
Una petizione su Change.org lanciata il 6 aprile 2026 sta guadagnando consensi tra la comunità di migranti qualificati in Australia, chiedendo al governo Albanese di rivedere le regole sul Congedo Parentale Retribuito (PPL) che attualmente escludono molti nuovi residenti permanenti. La campagna, avviata dalla fisioterapista Nandini Hutchens, sostiene che il periodo di attesa di due anni dopo l’ottenimento della residenza permanente penalizza i migranti che potrebbero aver vissuto e lavorato in Australia per anni con visti temporanei prima di ottenere il PR. La questione interessa settori che dipendono fortemente da talenti sponsorizzati dai datori di lavoro, in particolare sanità, ingegneria e tecnologia dell’informazione. Secondo la normativa vigente, un titolare di visto qualificato 482 che diventa residente permanente a fine 2024 deve aspettare fino a fine 2026 per accedere al programma governativo di PPL di 20 settimane, anche se ha pagato tasse sul reddito e contributi Medicare dal 2019. Il Migration Council Australia, organismo di riferimento, aveva già suggerito di conteggiare il tempo trascorso con visti temporanei qualificati ai fini dell’accesso al PPL, ma il Tesoro ha accantonato la proposta nel bilancio 2025 per motivi di “neutralità fiscale”. Gli attivisti replicano che il costo è marginale rispetto alle spese di reclutamento che i datori di lavoro affrontano quando i genitori escono dal mercato del lavoro per congedi non retribuiti. Con solo una dozzina di firme verificate al momento del lancio, la petizione è ancora lontana da un cambiamento legislativo. Tuttavia, il suo tempismo – nel mezzo di una più ampia revisione parlamentare delle politiche migratorie australiane – potrebbe darle una visibilità inaspettata. I datori di lavoro che stanno elaborando politiche di mobilità globale per il 2027 dovrebbero monitorare eventuali sviluppi; estendere il PPL ai migranti qualificati a lungo termine migliorerebbe la fidelizzazione e ridurrebbe la dipendenza da costosi contratti a breve termine durante le assenze per congedo parentale.
Fonte: Change.org