
Marie-Thérèse Ross, cittadina francese di 85 anni che aveva superato la durata del visto dopo aver sposato un veterano dell’esercito statunitense, è arrivata a Nantes venerdì sera dopo quella che la sua famiglia definisce una “detenzione da incubo” durata due settimane in strutture dell’Alabama e della Louisiana. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha criticato pubblicamente le pratiche dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti, definendole “inaccettabili per noi”, avviando una diplomazia riservata che ha portato al rilascio umanitario di Ross. I documenti giudiziari mostrano che Ross era entrata negli Stati Uniti con un visto ESTA di 90 giorni lo scorso giugno per vivere con il marito, William Ross. Alla sua morte, avvenuta a gennaio, una disputa con il figlio adulto di lui avrebbe portato a una segnalazione anonima che ha causato l’arresto di Ross da parte dell’ICE il 1° aprile. Ross aveva già presentato una petizione I-130 come coniuge e stava preparando la richiesta di adeguamento dello status; gli attivisti sottolineano come il suo caso evidenzi il crescente divario tra i tempi di elaborazione dell’USCIS e la rapidità delle azioni di enforcement dell’ICE, in linea con le direttive dell’era Trump. Il personale consolare a Parigi ha dichiarato di star processando una domanda accelerata per un visto d’immigrante, così da permetterle di tornare legalmente e gestire la successione del defunto marito. Per le aziende multinazionali, l’episodio mette in luce l’importanza di mantenere aggiornato lo status legale per i familiari anziani e “non di routine” che accompagnano i dipendenti statunitensi. I team di mobilità globale dovrebbero verificare le permanenze con visto-waiver e assicurarsi che le richieste di adeguamento siano presentate prima della scadenza del soggiorno autorizzato, soprattutto in un contesto di rafforzamento dei controlli interni. Le organizzazioni per i diritti umani chiedono all’ICE di formalizzare linee guida per il rilascio discrezionale di detenuti anziani o vulnerabili dal punto di vista medico: un cambiamento di politica che, se adottato, potrebbe influenzare le priorità di rimpatrio e la gestione dei posti nelle strutture di detenzione a livello nazionale.